Covid19 times – translated by Giulio Panza

I barely open my eyes, even though I slept well. It has not happened for years. Worries are intensifying, and a mood swing befriends me during the nap. I am troubled. I have been waking up for weeks without my shrill and steady alarm. In weekdays it is like if a biological alarm made my eyes open, for a simple sense of duty, just in time to start working at home, smart working. I am one of the few lucky people who can treat themselves, lucky enough to plan on a wage, a low wage, because I have a part-time contract.

Businesses are exhaust and most of them will face failures and closures, once corona virus emergency is up to its end. Few days ago, my husband was told his company is downsizing. He is in that category of those disadvantaged people in the Italian economic system: he is a freelancer with a VAT number  and he will be lucky, only if his insurance fund will give him a small amount of 600, 00 € for March, that’s anyway not granted! Only a scarce number of people will enjoy that small amount, basing on the chronological order, they gave the request in, despite the delays and the errors of a congested web site. Perhaps this is the reason why my sleep is always more shaken.

Today it’s my birthday, and I am figuring out that time flows, regardless of our habits, that are waiting for a recovery.

Time.

How worthy is this word? It is the first time we do find ourselves between what we were and what we will be. We have never enhanced the worth of such a word, but now. Time qualifies our life.

I live on the border between the two areas, that are suffering the most a spreading pandemic. Covid-19 is erasing an entire generation of grandparents. But the truth is far from this: it’s stealing us time for sorrow, the possibility of a last goodbye, it made us inept bystanders to what’s inevitable. 20 minutes far from here dozens of military vehicles are transporting in other areas graveyards the corpses of our victims. For the news they are numbers, but each of them is a relative or a friend of someone who meant everything to someone else. Their personal belongings have been sanitized, soundlessly thrown in black duffels, and only after these two steps delivered to their family. Nothing else to weep for our loved ones. No deserving ceremony for those who sacrificed themselves, just to leave a better and wealthier world for their children. Perhaps, this world runs too fast, but it was a matter of habits, the same habits that will not belong anymore to us, at least in a short time.

I get up clouded by my thoughts. In the kitchen my daughter rolls out on the floor papers saying, “Happy Birthday Mum”, while an enormous silver 43 is covering the upper part of the wall. These days are surreal for her too, but children quickly adapt to new habits. For them home is where there are their parents and, in this place, they can spend time altogether for long. It is a dream that comes true. Of course, she misses open spaces to run over, a garden to lay on and her play and school mates. Even the school adapted to abrupt changes and classes are online. No one would have imagined it before.

When the first infection was announced in the news, we were not ready. We avoid fear, believing it was silly, but then the speed of the virus spreading caught us. At now hospital are collapsing and the emergency turned to planetary. I am worried about future, and no one knows when quarantine is going to end. Today I am happy, tomorrow euphoric, the day next angry. Closed people died due to the virus, but neither their relatives nor I have undergone the swab. This has made me anxious and for days I have been afraid of being ill or infecting someone else. On the one hand, people are posting words of hate on social networks, in particular against runners. It seems an absurd hunting to the “plague spreaders”. Actually, they only spread fake news or conspiracy theories. Probably, this is the real hunting… to a “share” or a “like”. It doesn’t help, anyway, because more free time means spending more of it online, letting negative emotions involve us.

But today, it’s my birthday and I am not going to let sadness win. I am going to dance with my daughter and my husband on the terrace under a warm spring sun. Then, I am going to taste some sea food dishes, delivered by an excellent deli. I will receive many wishes. I can already feel all those virtual hugs. This birthday will be particular, not sad. Because until I am alive, I have chances. It doesn’t mind, if it is at home, or far away around the world. I don’t fear challenges, I am scared of violence. However, united but distant, humanity will succeed in it. We will succeed in it. Together.

insieme

Maria

Quando penso che non ci sei più, mi sembra di soffocare.

Per quasi due anni abbiamo condiviso le ore del mattino, la mia scrivania di fronte alla tua.

Ingombrante, non solo per la mole robusta del tuo fisico, ma anche per via del tuo carattere vigoroso e ostinato, a 70 anni suonati avevi la curiosità di uno studente alle prime armi e quella stramaledetta caparbietà di voler farcela da sola.

“Sto cazzo di computer”, era la frase che ripetevi più spesso, convinta che quella macchina infernale cospirasse alle tue spalle e cancellasse da sola cartelle, files, appunti e siti di navigazione.

Ma tu non mollavi mai, sempre aggiornata sulle nuove tendenze della tecnologia, sempre un passo avanti rispetto a quello che ci si aspetta dai tuoi coetanei.

“Mi sarebbe tanto piaciuto fare l’avvocato”, mi dicevi spesso.

Era un amore viscerale per la giurisprudenza quello che ti attanagliava dentro, ma forse anche la voglia di rivincita, per una vita che non ti ha concesso molte vittorie, ma una valanga continua di lotte.

Hai conosciuto il sapore amaro della sconfitta, l’asprezza della delusione e la frustrazione della sopportazione, ma hai sempre conservato il tuo spirito possente.

Negli anni del maschilismo imprenditoriale, hai tenuto testa ai tuoi pari, puntando i piedi e sbattendo i pugni.

Fragile quanto cocciuta, ti ho vista spesso piangere.

Dicevi di essere stanca del lavoro, che avevi bisogno di più comprensione e, un attimo dopo, con voce ferma ti attaccavi al telefono per sollecitare il pagamento delle fatture arretrate.

Maria 1

E poi la tua passione per la manualità, per la pittura e l’arte in genere…

Artista nell’animo. Lavoratrice per diletto.

Chi ti conosceva bene ti definiva una vera regina di cuori: forte, tenace, battagliera.

Amavi la tranquillità del lago, la socialità, la buona compagnia.

Maria 3

Mi risuona nelle orecchie la tua voce l’ultima volta che ti ho sentita: “Ho la febbre, Betty. Io non ce l’ho mai. Ho paura perché con i miei problemi…”

Ci ho pensato. Sapevo che avevi ragione, ma non lo credevo davvero. O forse semplicemente non lo speravo. Maria è andata via leggera, quasi in punta di piedi, senza far rumore. Lei che aveva un timbro deciso e graffiante, lei che non potevi non notare nemmeno se lo volevi.

Dopo giorni di febbre insistente e forti mal di testa, il suo unico pensiero era quello di non disturbare il medico e l’ambulanza, perché, anche se stava male, quelli erano giorni di festa e in quel momento c’era gente conciata peggio di lei.

Maria non ha avuto un funerale per dire addio alle tante persone che la conoscevano.

Maria è morta di Covid19, una delle tante vittime di questa temibile pandemia, soprattutto nel nostro territorio.

Maria continuerà a vivere nei miei ricordi e nei ricordi di chi le ha voluto bene.

Maria che lascia in disordine i documenti, Maria che mi trattiene sulla porta dell’ufficio a chiacchierare, Maria che ride per la mancanza di competenza del governo, Maria che si commuove quando parla di sua figlia, Maria che ha il cuore in frantumi per un’attività fallita, Maria che sogna di iscriversi all’università della terza età, Maria che vuole imparare a usare Instagram e il programma di contabilità, Maria che va al corso di pittura e si iscrive a inglese, Maria che mi dice ammirata ‘sei brava!’, Maria che si mette a dieta per l’ennesima volta, Maria che non vede l’ora di godersi la tranquillità della sua casa a Monte Isola, Maria che mi prende in giro perché non so usare la calcolatrice…

Maria.

Che non può e non sarà mai solo un numero…

MAria 2

 

Il cuore di Isabel -la perla maledetta-

È tempo di vacanza: acqua cristallina, ombrelloni e, soprattutto, tanto tempo libero. È il momento ideale per approfittarne e leggere un libro!
E allora, perché non darmi una possibilità?
Il mio romanzo non ha la pretesa di cambiarvi la vita né d’imporsi come best-seller.
Si prefigge semplicemente di accompagnare piacevolmente le vostre ore di relax e si presta alla perfezione alla lettura in spiaggia, mentre lo sciabordio delle onde culla lo scorrere rapido delle parole sotto i vostri occhi.

La protagonista è Amanda, una ragazza come tante altre, con tutte le imperfezioni fisiche di chi ama con gusto la vita e con un forte spirito sbarazzino e vivace. Per via di un concorso fotografico volerà in Venezuela, dove farà incontri importanti sul piano affettivo e dove troverà un oggetto magico che la aiuterà a realizzare i suoi sogni. La facoltà di disporre di un potere sovrumano, però, la condurrà inesorabilmente a desiderare sempre di più, anche se ciò comporterà far del male alle persone che ama.

Ringrazio fin d’ora chi lo leggerà. Doppiamente grazie a chi mi regalerà una recensione.
Tre volte grazie a chi mi aiuterà a pubblicizzarlo, condividendo questo post o consigliandolo ai suoi amici.
Non mi resta che augurarvi buone vacanze!!!

Per l’acquisto vi rimando al link sottostante: lo trovate solo su Amazon, in formato ebook e nella versione cartacea.

In palestra

Dopo un paio di mesi dal mio trasferimento, mi sono iscritta in palestra. Era parecchio che non ci mettevo piede. Ci sono andata per svagarmi un po’, per conoscere nuova gente e, principalmente, per rassodare i glutei, ma ai corsi di fitness curano poco quella parte. È chiaro: a loro non interessa, perché madre natura le ha già ben dotate! La stragrande maggioranza delle donne iscritte in palestra ha posteriori tali da far invidia a Jennifer Lopez! La parte restante siamo io e alcune signore non più giovanissime o di discendenza europea. Allora ho deciso di frequentare il corso di yoga: un po’ di sano stretching e di relax non fanno mai male! Entro nella sala per prima e vedo dei tappetini già posizionati a terra. Deduco che siano occupati e ne srotolo un altro sistemandolo in fondo. Mi siedo e aspetto. Ovviamente l’orario in cui dovrebbe iniziare la lezione è già passato da qualche minuto: in questo un venezuelano non si smentisce mai! Poi, improvvisamente, qualcuno al microfono annuncia l’inizio della lezione e almeno una ventina di persone entrano nella sala, occupando i tappetini. Entra anche l’istruttore. Cavoli! È il primo margaritegno che lascia a bocca aperta: un venticinquenne da urlo! Però! Yoga inizia a piacermi sempre di più! Quando parla capisco la metà delle cose che dice, però, quando chiede se per qualcuno è la prima lezione, lo percepisco e alzo la mano. Allora mi guarda e sussurra qualcosa. Stavolta non ho capito niente. “No entendì…” dico. Lui si avvicina e ripete in spagnolo: “Perché non sei venuta più avanti? I tappetini erano a terra per quello”. Ah, cavolo! L’avessi intuito prima, certo che sarei venuta davanti! “Per vederti meglio!” avrebbe risposto il lupo con voce grossa a Cappuccetto Rosso. Allupata! È proprio il caso di dirlo! E mi scappa un sorrisetto di troppo. “Mi sembrava chiaro che fossero a terra per quello, no?” mi chiede. Deve aver frainteso il sorriso e, se rispondo che non era proprio così ovvio, si incazza. Meglio cambiare strategia e recitare la parte della timida. “Certo! Però è la mia prima volta a yoga e sono…”.  Se solo avessi un po’ più di padronanza linguistica! Io e il mio spagnolo maccheronico! “…e sono…” Come cavolo si dice in imbarazzo?! “…en embarazo?!”. Per chi conosce questa lingua sa già dove sto andando a parare. In una frazione di secondo ho visto addolcirsi lo sguardo del mio super-sexy istruttore. Per tutta la lezione ha avuto delle attenzioni incredibili per me. Mi ha esonerato da alcuni esercizi, mi ha chiesto di non forzarne altri… Wow! Quando già mi stavo illudendo di avere un ammiratore da record, ecco che si avvicina, mi mette una mano sulla pancia e mi chiede: “Di quanto sei?”. Solo allora, avvampando come una donna al nono mese di gravidanza (appunto!), mi sono ricordata che embarazada significa proprio ‘incinta’. “Poco” ho risposto quasi senza voce. Terminata la lezione mi sono defilata velocemente. Finale della storia? Mi sono iscritta in un’altra palestra! Ommmm…

…Beccato!

  1. […] A volte, quando la spiaggia è meno affollata, puoi perfino fare un fortunato incontro con un granchio. Con i suoi simpatici occhi a binocolo fa capolino dalla sua galleria sotterranea, solo quando è sicuro che nessuno intralcerà il suo cammino. È in grado di rimanere per ore in attesa, con una pazienza e una dedizione incredibili, a dimostrazione del fatto che la natura si rivela in tutta la sua selvaggia bellezza, proprio quando l’uomo fa un passo indietro e lascia al creato la possibilità di godere della sua primitiva libertà.

    http://bettydotti.com/2016/04/19/in-spiaggia/