Cuore Nobile

In un piccolo paese, confinato ai margini di un vasto regno, c’era una volta un giovanissimo orfanello. Senza più un padre né una madre, vagava per le strade del villaggio con i suoi due amici più fedeli: Ametista, un sassolino magico che gli aveva regalato sua mamma prima di lasciarlo, e Sbilenco, il suo adorato puledro bianco, che aveva chiamato così per via della sua andatura incerta nei primi giorni di vita. L’unica famiglia che conoscesse erano gli abitanti del luogo che, poiché era un bambino molto dolce e premuroso, facevano a gara per aiutarlo. Il panettiere, ogni giorno, per pranzo, gli regalava un tozzo di pane e la fruttivendola, in cambio di un aiuto nel sollevare le pesanti cassette piene di vegetali, gli offriva i suoi prodotti per la merenda. A turno, le signore del villaggio cambiavano e lavavano i suoi vestiti sporchi. La notte dormiva nella stalla del signor Pedro, il contadino che, grazie a un prezioso consiglio di Ametista, aveva triplicato il raccolto di quell’anno e, come ringraziamento, gli aveva regalato Sbilenco.

Un giorno passò per il paese una signora dall’aria smarrita. Il bambino la vide mentre stava piangendo, seduta sul selciato della chiesa. Il piccolo si avvicinò e le chiese perché fosse tanto triste. Lei gli rispose che erano ore che vagava alla ricerca del cammino verso casa. Degli uomini l’aveva derubata e le avevano sottratto il cavallo su cui viaggiava. Era molto stanca e affamata e si sentiva sola e impaurita, perché il villaggio era molto umile e godeva di cattiva reputazione. Il piccolo, com’era solito fare, la rincuorò, offrendole tutto l’aiuto di cui aveva bisogno. Rinunciò senza indugiare al suo pane quotidiano, pur sapendo che non avrebbe mangiato altro per quel giorno, e l’offrì alla donna. Poi le trovò un riparo, al suo fianco nella stalla, per riposarsi durante la notte. Infine, si congedò con un lungo abbraccio dal suo amatissimo amico Sbilenco e, dopo aver aiutato la signora a montare sulla sua groppa, chiese ad Ametista di mostrare loro la strada per ricondurla a casa. La signora, che fino a quel momento si era finta molto povera, commossa per tanta gentilezza, lo ringraziò regalandogli tre monete d’oro. “Grazie a te, offrendomi tutto quello che avevi, adesso so che la vera nobiltà risiede nel cuore e non nella ricchezza. Usa queste monete con saggezza e per un motivo importante e forse un giorno potrai perfino diventare un re”. Poi, ricordando improvvisamente di non avergli mai fatto quella domanda, gli chiese quale fosse il suo nome. Il bambino non lo sapeva: nessuno lo aveva mai chiamato per nome. Era un semplice orfanello umile e gentile, non aveva bisogno di sapere altro di sé. “Ti chiamerò Cuore Nobile e un giorno ci rivedremo” e se ne andò.

Il tempo passò e Cuore Nobile divenne un giovane bello e forte. Non perse mai il suo altruismo e conservò intatte anche le monete d’oro. Ogni istante pensava al suo amico Sbilenco, chiedendosi perché lui e Ametista non avessero mai fatto ritorno. Un giorno, camminando per la strada, s’imbatté in un foglio di giornale, trasportato dal vento fino a lì. Quando lo prese per riporlo nella spazzatura, vide una grossa fotografia, in cui riconobbe la donna e il suo amato cavallo. Entrambi sembravano tristi. La signora, che si era trasformata in un’anziana, pareva gravemente ammalata, mentre il suo amico fedele era diventato uno splendido stallone dallo sguardo infelice. Poteva accettare che degli amici lo avessero abbandonato, ma non poteva sopportare che stessero male o che fossero caduti in disgrazia. Decise quindi che era giunto il momento di utilizzare le tre monete: una sarebbe servita per il viaggio alla ricerca della signora, l’altra per procurarle le medicine e curare la sua malattia e l’ultima per riportare a casa Sbilenco e Ametista. La povertà non gli aveva consentito di studiare e così non aveva mai imparato né a leggere né a scrivere. Scoprì, pertanto, che la signora, in realtà, era una regina molto ricca e influente, solo nel momento in cui arrivò dinanzi al suo palazzo. Quando si presentò a corte, la vecchia regina lo riconobbe subito e lo abbracciò teneramente. Gli chiese come avesse usato le sue monete e il ragazzo le spiegò le sue intenzioni, mostrandole le monete avanzate. Lei allora sorrise, dopo molto tempo. “Speravo che venissi da me, per questo motivo ho fatto stampare la mia foto e quella di Sbilenco sui giornali di tutto il mondo. Tu sei la risposta che cerco da sempre. Quando ci siamo conosciuti, ero uscita dai confini del mio regno, alla ricerca di un nobile che potesse degnamente succedermi al trono. Ho impedito al tuo cavallo di tornare da te, seguendo il consiglio della tua pietra parlante. Doveva trascorrere del tempo, prima che i nostri piani andassero a buon fine e tu dovevi dimostrarmi di esserti mantenuto il Cuore Nobile che ricordavo”. Poi, gli disse che stava morendo e che, non avendo figli, non esistevano eredi diretti al trono. Stava invecchiando rapidamente e tutti i nobili del suo vasto regno avevano fatto a gara per convincerla a tramandargli lo scettro. Purtroppo, aveva scorto l’aridità dei loro cuori e, afflitta, aveva fatto, in combutta con Ametista, l’unica cosa che poteva assicurare al suo popolo un re buono e giusto: aveva emanato un editto speciale. La regina parlava a fatica, tra colpi di tosse e lunghe pause per riprendere fiato. Poi, inaspettatamente, esalò il suo ultimo respiro e, senza riuscire a terminare il suo racconto, morì. La notizia della morte della regnante travolse il palazzo e una schiera di signorotti eleganti e baldanzosi si diresse verso le stalle. Stordito e indispettito per il poco rispetto dimostrato da quegli uomini, per la fine della vita di una persona a lui così cara, Cuore Nobile lasciò dolcemente la mano della vecchia e, dopo averle depositato un bacio d’addio sulla fronte, inseguì la folla inferocita. Stava per alzare la voce contro quella moltitudine, dimostrando il suo sdegno, quando vide un centinaio di nobili che cercavano di cavalcare un bellissimo cavallo bianco, apparentemente imbizzarrito. Impaurito l’animale scalciava, nitriva e si sollevava sulle zampe, prima posteriori poi anteriori, lanciando a terra uno a uno tutti i pretendenti alla monta. Velocemente, Cuore Nobile corse in aiuto dello stallone e lo avvicinò con i suoi modi gentili. Si riconobbero subito. Sbilenco smise di opporre resistenza si lasciò montare dal suo amico. Qualcuno cominciò ad applaudire e qualcun altro gridò: “Viva il Re! Viva il Re!”. Poi, poco a poco, tutti i presenti s’inchinarono al suo passaggio. Sconcertato, Cuore Nobile chiese a una guardia reale cosa stesse accadendo. “La regina ha emanato un editto secondo cui chi avesse montato senza fatica il suo indomabile stallone bianco, sarebbe diventato il nuovo re”. Sbalordito il ragazzo accarezzò il suo animale e, da un sacchetto allacciato alle redini, sbucò Ametista, felice e sollevata. Da quel giorno il regno ebbe un nuovo re, che governò a lungo con giustizia e gentilezza. Tutti gli abitanti del suo vecchio villaggio furono invitati a corte per risiedere entro le mura del castello, come sudditi fedeli e amici del sovrano. Quando s’innamorò e sposò la sua amata, insieme decisero di adottare tutti gli orfani del regno, regalando amore a chi non poteva riceverne. Il regno, anche grazie ai suggerimenti di Ametista, divenne presto più prospero che mai e Cuore Nobile, che aveva ritrovato i suoi migliori amici, non si separò mai più da loro e vissero così a lungo, felici e contenti.

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