Guida al vocabolario margaritegno (parte I)

Vi è mai capitato di essere in un posto con la convinzione che la vostra padronanza della lingua vi permetterà di comunicare perfettamente con chi vi sta attorno e, invece, di chiedervi se per caso avete frainteso paese, perché non capite assolutamente niente di quello che vi viene detto? A Margarita succede spesso. In parte, perché lo spagnolo del latino-america (castellano) non corrisponde esattamente a quello parlato in Europa, poi perché in Venezuela aspirano molti suoni, ne accomunano altri e spesso troncano le parole, infine perché a Margarita vige un dialetto locale, a volte incomprensibile perfino per un compatriota di terra ferma. Ma quello che più stupisce è la rapidità con cui un margaritegno verace snocciola frasi che una persona normale sarebbe capace di pronunciare solo dopo un duro allenamento di scioglilingua. Quando un margaritegno parla rimani sempre a bocca asciutta, perché mentre stai formulando la domanda, lui ti ha già risposto dove, quando, come e perché di quella successiva. E mentre tu cerchi inutilmente di aggrapparti all’unica parola che hai distintamente compreso per cercare una traduzione verosimile alle sue frasi, l’amico margaritegno dietro di te ride, perché ha capito alla perfezione la battuta di spirito che il tuo interlocutore ti ha rivolto. Allora ti prepari, perché sai già che ti chiederà: ‘Da dove vieni?’. Uff! Beccata anche stavolta! ‘Italiana’. ‘Ah! Italiana! Io ho un parente…’ Tutti a Margarita hanno almeno un lontano parente italiano! Quindi, nel caso vogliate venire a stanare le vostre lontane radici latine, ecco per voi una guida pratica, con qualche parolina che potrebbe esservi utile.

Coño, conchale

Non mettetevi a fare i santerelli! È la prima cosa che si impara di una lingua nuova. Alzi la mano chi non ha mai voluto sapere come si dicono le parolacce in inglese! La differenza è che qui l’apparato genitale maschile non fa tendenza, quindi, con poca grazia e finezza, sulla bocca di tutti c’è l’organo riproduttivo femminile: coño, appunto. Per chi invece non è avvezzo a un linguaggio scurrile, ecco spuntare il meno spinto conchale, un’esclamazione mista di stupore e rabbia, quello che possiamo tradurre come un ‘Accipicchia’.

Bravo, enchufalo

Se sei arrabbiato ‘estas molesto’, ma se sei inkazzato, allora ‘estas bravo’! Questo l’ho imparato a viva forza, quando a ogni piccola conquista della mia bambina che non aveva ancora due anni, mi complimentavo dicendole: “Brava!”. All’ennesimo sguardo di rimprovero di chi mi sentiva, ho capito che qualcosa non andava e ho dovuto giurare che non mi sarei più espressa con quel linguaggio rozzo. Quando qualcuno vi ha proprio fatto uscire dai gangheri e volete mandare a quel paese chi vi sta di fronte ‘enchufatelo’ è la parola che cercate. Cosa significa? Letteralmente infilare lo spinotto nella presa di corrente, quindi… devo farvi un disegnino?!

Mamona

Mettiamo il caso che siate a una riunione dell’asilo e che vi abbiano convocato con vostra figlia insieme a tutti gli altri genitori della stessa classe. Supponiamo che la vostra bimba di due anni abbia uno slancio d’affetto nei vostri confronti e non voglia staccarsi dalle vostre braccia. Ipotizziamo anche che imbarazzata, ma con sguardo languido, cerchiate una giustificazione per tanto attaccamento. Ecco: fermatevi e respirate! Che non vi salti in mente di darle della ‘mammona’. Mamitis! In questo caso si dice mamitis! Mamona (con una m ma si legge allo stesso modo) è il corrispettivo volgare di colei a cui piace fare sesso orale! E adesso immaginate la faccia dei genitori presenti a quella dannata riunione. …Ma perché capitano tutte a me??!

Mañana

La parola più diffusa a Margarita? Non c’è dubbio: mañana, cioè domani! Perché affrettarsi a compiere adesso qualcosa che si può tranquillamente rimandare a domani? Per inciso, ‘domani’ è un giorno generico, quindi potrebbe essere tra un mese, due o forse sei! Quindi se hai bisogno di un idraulico perchè ti si è rotto un tubo dell’acqua, non attenderlo con la mano a tampone sul tubo o potrebbero trovarti morto di vecchiaia con la mano ancora lì!

Rato, ratico

Siamo sull’onda di mañana. Rato, che in gergo significa un attimo, e ratico, cioè un attimino, servono solitamente per giustificare un ritardo. ‘Arrivo in un rato’, significa che se stai preparando il pranzo e hai già buttato la pasta, sbuffi rassegnato, perché sai già che la mangerai scotta. ‘Arrivo in un ratico’ invece, significa che ti conviene mangiare da solo, che tanto prima che arrivi il tuo ospite sarai a tempo per avere nuovamente fame!

Dale pues

Usatissimo quando non si sa più che dire, giusto per concludere un discorso. Noi quasi imbarazzati chiuderemmo con un: ‘Bene’ o ‘ok’. I più sfacciati azzarderebbero un: ‘Allora? La chiudi ‘sto cavolo di telefonata?’. Il margaritegno conclude con: ‘Dale pues’.

Buenas, chevere, fino

Dall’alba fino a mezzogiorno ci si saluta con un buenos dias, dopo l’una è meglio usare buenas tardes, fino alle otto, quando cala la notte e allora si utilizza buenas noches. Perché perdere tempo inutile? Ma soprattutto, perché affannarsi a controllare l’ora! Cosa accomuna ogni saluto? Buenas! Ecco il giusto saluto: adatto a ogni orario e per ogni evenienza! Per strada, tra persone sconosciute, è invece consuetudine salutare per esteso. Attenzione! Buenos dias como estas, letteralmente ‘buongiorno, come stai?’, non ha effetto interrogativo! Se ci tenete, potete sempre rispondere, ma affrettatevi a farlo, perché in realtà la frase è retorica. Si tratta di pura cortesia e se respirate prima di rispondere: “Bene, grazie!”, il vostro interlocutore avrà già attraversato la strada, perché in verità il vostro stato di salute non gli interessa. Vi consiglio invece di stupirli con un “Chevere, gracias!” o “Fino, gracias!”(benissimo, grazie!) e dall’altra parte della strada vi giungerà un cordiale “Me alegro!” (Ne sono felice!).

Gracias a Dios!

Non c’è niente però come la gratitudine del margaritegno alla vita, sintetizzata nella frase tipica “Gracias a Dios!” cioè ‘Grazie a Dio!’. Chiedetegli come si sente e se la risposta è positiva lui vi risponderà ‘Bene, grazie a Dio!’. Da questo c’è molto da imparare. Perché troppo spesso lo dimentichiamo: la vita è una sola ed è bene ringraziare per ogni giorno che ci è concesso.

 

 

 

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