Archive for Marzo 2016

Cucarachas

Sono un’aracnofobica senza speranza di guarigione.

Ragno porta guadagno” dice qualcuno. Sarà per questo che nella vita non sono mai diventata ricca! La maggior parte della gente asserisce che non bisogna ucciderli e che il solo fatto di vederne uno porti belle notizie e molta fortuna. A me la sola vista incute orrore, altro che bella notizia! Sono così timorosa che non ho nemmeno il coraggio di ucciderli. In quell’istante divento così subdola da assoldare un killer che lo faccia al posto mio, con la minaccia di non varcare mai più la soglia della stanza in cui l’ho visto, a meno che non ne veda il cadavere scarnificato a terra. Non me ne vogliano gli amici del wwf, ma se fosse in mio potere, io godrei del loro totale sterminio.

In psicologia un’amica mi ha confessato che in realtà la paura del ragno è manifestazione di un rapporto sofferto con la propria madre. Potrebbe anche essere, ma in verità io non temo solo i ragni. Quello che davvero mi spaventa a morte sono quelle molteplici zampette che si muovono insieme e la mia fobia è direttamente proporzionale alla loro rapidità. Ho la pelle d’oca al solo descriverle!

Quando iniziava a prospettarsi decisiva la possibilità di un trasferimento a Margarita, ottenni un incontro con Adriano, un amico che abita qui da ormai quarant’anni. Su una pagina di quaderno a quadretti avevo stilato in ordine di importanza le domande che avrebbero determinato la definitività della questione. Al terzo posto c’era la sicurezza, al secondo la sanità e al primo – udite udite – la faccenda ragni! Non ridete di me!  Solo chi teme questi terribili e mostruosi animali può capirmi! Come avrei mai potuto ambientarmi in un posto dove, per stare sicura, dovevo difendermi da zanzariere a baldacchino sul letto, per proteggermi dall’attacco di aracnidi dalle dimensioni di topi? Ben presto l’incubo più ricorrente divenne quello in cui io mi trovavo intrappolata in stanze con ragnatele giganti che, ad ogni mio passaggio, si rivelano nidi di ragni enormi, pronti a schizzarmi addosso da un momento all’altro. Quando mi svegliavo atterrita con la tachicardia, sfogavo ogni mio desiderio di smentire le mie paure con il consulto su internet. Non fatelo mai! Ogni volta che mi capita qualcosa io guardo su internet per sfamare la mia curiosità e, puntualmente, ci trovo le peggiori cose che si possano mai leggere. La prima volta che su google ho digitato “ragni a Margarita”, sono capitata in un forum in cui dei turisti scoraggiavano vivamente chiunque dal visitare l’isola, in particolare, per la presenza di serpenti enormi, scorpioni mostruosi e… ragni giganti! Non potevo crederci! Ero davvero capitata male! Fortunatamente Adriano ha smentito tutto quanto. Alla mia domanda, in un primo momento, ha replicato con un sorriso, poi, per tutta risposta, mi ha detto: “Ragni? A Margarita? Sono anni che non ne vedo uno e quei pochi che ci sono hanno le dimensioni di formichine! Piuttosto non devi avere paura delle cucarachas: tutto il Venezuela ne è pieno!”. In un secondo mi sono sgonfiata come un palloncino bucato da uno squarcio. Wow! Paura scongiurata!

Cucaracha, cucaracha… dove avevo già sentito quel nome? Alle orecchie mi sovvenne il ritmo di una canzone che menzionava proprio quelle parole: “ la cucaracha, la cucaracha…na na na…”. Non so per quale ragione, fino a quel momento, avevo creduto che l’oggetto della canzone fosse una qualche strana bibita frizzante. Comunque, anche in seguito alla spiegazione di Adriano, che mi disse che le cucarachas erano degli scarafaggi tipici del luogo, io riuscii a sentirmi molto più audace e ottimista. In fin dei conti uno scarafaggio, anche se con tante zampe, non poteva farmi più paura di un ragno!

Poi arrivo a Margarita e i primi giorni, in verità, vuoi perché stravolta dal lungo viaggio, vuoi perché presa da altre questioni, non me ne sono accorta subito. Una sera, camminando per strada, intravedo nel buio qualcosa che si muove a terra, avvicinandosi alla velocità del vento verso di me.  Alla faccia di innocenti e innocui scarafaggi! Le cucarachas sono bacarozzi dalle dimensioni di piccoli ratti e, per di più, oltre ad essere fulminei, sono pure dotate di ali: volano! Riescono ad intrufolarsi in casa passando per chissà dove e, se non ti accorgi della loro presenza, l’indomani, con la luce del giorno, le trovi negli angoli più reconditi dell’appartamento, capovolte con le zampe pelosette all’aria che, ormai stremate, si muovono appena, sferrando l’aria alla ricerca di un appiglio per tornare in vita. La mattina, se non fosse perché sono palesemente riconoscibili, ti verrebbe da mettere in dubbio l’energia che sfoggiano di notte. Infatti, se ti imbatti in una cucaracha di notte e provi a catturarla, credetemi, è quasi impossibile. Nell’istante stesso in cui tu ti stai abbassando per prendere una ciabatta, lei ha già fatto due volte il giro dell’appartamento e ti guarda da dietro dicendoti: “Allora?! Che aspetti a farmi vedere quello di cui sei capace?”. Se, lanciando il primo oggetto che ti viene in mano, riesci incredibilmente a prenderla, ti sembra di aver buttato a terra un bicchiere pieno di gelatina. Credo potresti sentirti perfino un omicida, perché ti dà la sensazione di uccidere un animale, tanto è grossa!

Il mio peggior incontro con una cucaracha è stato un paio di settimane fa. Stavo spegnendo le ultime luci prima di andare a letto, quando, con la coda dell’occhio, ho intravisto qualcosa di veloce dirigersi verso il bagno. Allora mi sono sporta verso il corridoio e guarda un po’ chi ti vedo! Ovviamente lei aveva già fatto il giro di tutto il palazzo, mentre io, in uno slancio di eroismo, mi stavo impossessando dell’insetticida. Ero sicura che fosse in bagno, ma avevo paura ad aprire la porta, temendo uscisse, svolazzandomi addosso. Allora ho aperto la porta di qualche centimetro e ho guardato dentro. Cavoli! Dov’era finita? Non la vedevo più! Non può capitarmi di peggio, perché non potrei mai andare a letto sapendo che una cucaracha viva mi scorrazza lì vicino. Proprio mentre stavo richiudendo la porta del bagno ecco che mi accorgo che mi sta fissando minacciosa da sotto le mie gambe. Allora con un balzo mi scaravento all’indietro, urlando, e inizio a spargere nell’aria l’insetticida. Lei mi supera alla solita velocità supersonica e sgattaiola verso la porta d’ingresso. Io allungo un braccio verso di lei e spruzzo il disinfestante. Sembravo una marionetta parlante manovrata da un attore ubriaco. Con il braccio destro allungato tenevo premuto lo spray, con il sinistro cercavo il contatto col muro per sorreggermi, le gambe molli per la paura di un attacco nemico, gli occhi strabuzzanti che, attraverso il fumo del nebulizzatore, cercavano di vedere le zampette dell’animale in fase di resa, la gola che emetteva strani insensati versi di terrore. Imbarazzante. Non credo di essermi mai sentita tanto stupida! Almeno l’ho avuta vinta. Ho rischiato il ricovero per intossicazione da insetticida, però sono riuscita a sconfiggere il nemico. E pensare che quest’animaletto, a parte il suo aspetto, è assolutamente innocuo e che, spessissimo, è protagonista di divertenti cartoni animati per bambini. Chissà se anche le cucarachas portano fortuna e guadagno. Come al solito, sono schierata dalla parte sbagliata: mi toccherà ancora a lungo una vita da povera!

Massima venezuelana

Ho chiesto a Dio tutto nella vita e lui mi ha dato la vita per ottenere tutto

Ho chiesto a Dio tutto nella vita e lui mi ha dato la vita per ottenere tutto

Guacamaya

Guacamaya en playa la Pared- foto tomada por Dario

Guacamaya en playa la Pared-tomada por Dario

La Guacamaya è un uccello facente parte della famiglia dei pappagalli. I suoi colori rapiscono e affascinano. Il suo distinguibilissimo verso somiglia a un gracchio che risuona nell’aria, sopra i cieli di Margarita, dove vola e vive in libertà. Li vedi volare generalmente in coppia. Qui si dice che, quando trovi il compagno, non lo abbandoni più per il resto della vita. Simbolo di fedeltà assoluta, solca il cielo in solitudine quando il compagno muore e così continuerà a volare, solo, per il resto dei suoi giorni, attendendo il momento in cui si ricongiungeranno nella fine.

El amanecer

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El amanecer-Tomada por Deyanira

 

22 Marzo, giorno mondiale dell’acqua

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La Semana Santa

Oggi ha ufficialmente inizio la Settimana Santa. Nonostante il forte periodo di crisi che stiamo vivendo, Margarita ha iniziato a gremirsi di turisti e, fino a Domenica, le spiagge saranno affollate di famiglie e giovani poco più che adolescenti, che festeggeranno il periodo di assenza delle lezioni scolari, trascorrendo in compagnia momenti piacevoli, sorseggiando rum e birra.

La religione ufficiale del Venezuela è cristiana cattolica, nonostante la massiccia presenza di Arabi e Cinesi, e, sull’isola, è molto sentito il culto e la dedizione alla Madonna, nello specifico, a la Virgen del Valle. Io ero abituata a considerare la settimana santa come una sorta di cammino spirituale che trovava il suo culmine nella Pasqua, festa per eccellenza. Qui, al contrario, la Pasqua è semplicemente il giorno che chiude il periodo più importante della Settimana Santa. È così rilevante che il governo l’ha decretato festività nazionale e, da oggi fino a Domenica, imprese private, negozi  e uffici pubblici si asterranno dal lavoro, per riprendere con regolarità lunedì, considerato invece un giorno qualunque.

Cosa si fa durante le festività a Margarita? Non c’è nemmeno da pensarci: che siate fedeli oppure no, qui si va tutti in spiaggia!

Questo però non implica che non possiate partecipare alla vita spirituale di Margarita, che si concentra per lo più la sera, quando si organizzano processioni e preghiere. La settimana antecedente quella Santa, a La Asuncion, capitale dell’isola, ogni giorno le famiglie più devote consegnano alla comunità il proprio Santo. Si tratta di statue che conservano in casa e a cui sono tradizionalmente legate e che si pongono sulla sommità di baldacchini trasportati da uomini per le vie principali. Si dà seguito così alle processioni de Los santicos, i Santini, miniature delle riproduzioni più grandi che si trovano nella Chiesa principale. Essendo statue piccole, si crede che chi debba beneficiarne maggiormente siano i bambini, quindi alla processione partecipano in massa le famiglie con minori. E, credetemi, a Margarita i bambini sono davvero tanti!

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Un piccolo gruppo di trombettisti danno inizio al corteo, suonando per tutta la sera il medesimo motivetto. Dietro alla piccola banda, quattro uomini sostengono un baldacchino in legno, sulla cui sommità, completamente ornato di fiori, si trova il Santino. Quello che vedete in questa foto è ‘Paciencia y Umildad’.

Non si tratta altro che del Cristo, rappresentato in diversi momenti della sua passione. Giunti a un incrocio di quattro vie, il baldacchino si ferma e, dondolandosi lentamente al suono delle trombe, i quattro uomini hanno compito di effettuare un lento giro su se stessi.

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Si chiama ‘Cuarto’, cioè una sorta di benedizione del Santo per le tutte quattro vie, che simboleggiano i quattro punti cardinali: un modo per diffondere la benedizione a tutta la città o, perché no, al mondo intero. Terminata la processione il Santino viene deposto in una cappella del paese e potrà essere riconsegnato alla famiglia di origine solo dopo la Pasqua.

Degno di nota il ragazzino della foto qui sotto: il portantino d’acqua potabile.

Un solo bicchiere per dissetare tutti i bambini presenti alla manifestazione e tanta simpatia per un ragazzino che, prendendo molto seriamente il proprio dovere, vigilava il proprio carretto, imponendo ordine e rispetto del proprio turno. È così che voglio chiudere questo stralcio di vita religiosa. In memoria di quegli occhioni vigili e attenti, voglio ricordare a tutti che solo chi guarda il mondo con gli occhi di un bambino può godere fino in fondo di ciascun istante che la vita ci concede. Perché solo chi sa stupirsi e meravigliarsi come chi vede il mondo per la prima volta, sa assaporare la bellezza della semplicità. Buona Settimana Santa a tutti!

Emergenza acqua

Mi sveglio al mattino e tendo l’orecchio, alla ricerca del suono che ci è più caro in questo momento: il rumore dell’acqua che stride nelle tubazioni per la pressione esercitata dalla pompa condominiale. Le cose stanno precipitando. Sono circa tre settimane che stanno razionando l’acqua, ma i tempi si stanno sempre più restringendo. Adesso abbiamo a disposizione mezz’ora al mattino e alla sera e un solo quarto d’ora a mezzogiorno e al pomeriggio. Questo condiziona tutta la nostra esistenza e la qualità della nostra vita, ma le previsioni sono di un aggravamento ulteriore della situazione, quindi andrà di male in peggio. Anche l’energia elettrica ne risente, con la conseguenza che l’organo che si occupa della sua distribuzione sta obbligando centri commerciali e hotels a togliere ogni contatto elettrico nelle fasce orarie di maggior consumo. Noi viviamo in hotel (lunga storia che vi racconterò) e, soprattutto la sera, è disagevole muoversi nel buio. Non possiamo nemmeno sederci comodamente a tavola all’ora abituale della cena, perché la cucina funziona a induzione elettrica. Rilassarsi davanti al televisore? Ovviamente no. Resta la possibilità di uscire, ma a piedi non si può, per questioni di sicurezza, e caricare la piccola in auto significa farla addormentare con conseguente arrabbiatura da risveglio forzato, una volta giunti a destinazione. Così non rimane che la soluzione di anticipare la cena e consumarla a lume di candela. La sveglia del mattino è proprio Aurora, che riempie l’appartamento con i suoi risolini festosi. Mio marito inizia a lavorare alle sette, ma a quell’ora l’acqua non ci ha ancora onorato della sua presenza, quindi si lava i denti, aiutandosi con una bottiglia e, prima di uscire, si rinfresca, chino sul piatto doccia, dove c’è la vaschetta piena dell’acqua raccolta la sera precedente. Lavora in un autolavaggio, una vera e propria condanna in questo momento. Il sindaco in persona ieri è passato di porta in porta a far visita a tutte le imprese che hanno a che fare con l’acqua. Non è stata una visita di cortesia: li obbligheranno a lavorare solo per quattro ore al giorno per cinque giorni consecutivi a settimana. Questo significa che le perdite saranno ingenti, ma soprattutto, che si vedranno obbligati ad abbattere i costi del personale con licenziamenti di massa. Cosa significa? Significa fame e miseria per tante famiglie, fame e miseria che incrementeranno una situazione di disagio sociale e criminalità diffusa. Un decreto comunale sta obbligando l’intera comunità a non disperdere acqua: nessuno potrà più utilizzare la piscina, innaffiare orti e giardini, pulire strade e marciapiedi. Tutto mi suggerisce che la gente inizierà a non lavarsi e le malattie si diffonderanno a macchia d’olio. Sono preoccupata, perché Aurora frequenta una scuola e ogni giorno le metto sui capelli una lozione anti-pidocchi. Anche lei oggi non potrà assistere a tutte le lezioni: le scuole sono aperte solo mezza giornata, perché l’emergenza acqua affligge tutti. Negozi e uffici hanno vietato l’uso dei bagni al pubblico e i centri commerciali stanno chiudendo i battenti sempre più frequentemente. Dal mattino alla sera l’acqua sta occupando prepotentemente ogni nostro pensiero. Nella mezz’ora a mia disposizione devo lavare i vestiti, organizzare i pasti del giorno, lavarmi e lavare Aurora e, soprattutto, procedere alla raccolta. Riempiamo tutti i contenitori a nostra disposizione, per poter affrontare la giornata, ma a volte non basta. Il piatto doccia si riempie di vaschette e ogni spazio è occupato da bicchieri e bottiglie colme. Anche una piccola distrazione può generare disagio e nervosismo. Un bambino è maldestro per natura, ma, se cade qualcosa sul pavimento, significa dover sprecare acqua in abbondanza per pulire lo straccio; se succede che una notte si bagna il letto (a tre anni è consentito!) significa che si dovrà impegnare una delle vaschette in cui raccolgo l’acqua con tutte le lenzuola sporche e la giornata si complicherà. Non puoi tirare lo sciacquone, se l’acqua non c’è. Ti lavi a suon di bicchieri, semi-seduta nell’unico angolino disponibile in doccia, se non vuoi rinunciare alla palestra. Lavi i piatti e le verdure con l’aiuto di una bottiglia, se non vuoi arrenderti alla sporcizia. Il pensiero corre velocemente a tutte le persone che non godono nemmeno del beneficio del razionamento dell’acqua, a tutti coloro che vivono nei barrios al centro dell’isola, dove l’acqua arriva ogni venti/venticinque giorni. La verità è io sono ancora una privilegiata, perché posso gestirmi e organizzarmi, ma ci sono persone che non vedono acqua per settimane, bambini che giocano in giardini putridi e si lavano con l’acqua salata del mare, vecchi che perdono ogni diritto alla dignità, perché si vestono con abiti che non possono lavare, che vivono in abitazioni che, poco a poco, si trasformano in latrine senza speranza di recupero. La preoccupazione aumenta quando vedi l’acqua del rubinetto sgorgare di uno strano colore, a volte torbida e opaca, a volte giallognola. Mi chiedo se la povertà estrema di certa frangia della popolazione non cederà alla tentazione di trarre profitto dalla diluizione dell’acqua per consumo umano con quella di mare o, peggio, con qualche altro liquido. Soprattutto, fino a quando sarà sicura l’acqua che beviamo? Sarà casuale l’attuale incremento di malattie che provocano diarrea e vomito? Quello che più mi lascia sconcertata è che in qualsiasi altro paese questa verrebbe chiamata EMERGENZA e verrebbe dichiarato lo STATO DI CALAMITA’. Qui invece tutto appare immobile. La gente non sa se domani ci saranno ancora le condizioni necessarie per la sopravvivenza e nessuno chiede soccorso. Per lo stato estremo in cui versiamo, se dovesse accadere anche il più banale degli incidenti, andremmo incontro alla devastazione, perché non solo manca l’acqua, ma anche i farmaci sono carenti. Le concause si trovano nella negligenza di chi è preposto alla manutenzione degli impianti e di chi dovrebbe occuparsi della gestione delle emergenze, ma anche e soprattutto l’effetto del surriscaldamento del nostro pianeta. Non so cosa ci guadagni una nazione a non ammettere il proprio soccombere e non capisco perché nessun paese si interessi alle migliaia di persone che sono a rischio per questa situazione. Non sono solita alla commiserazione e non è questo il motivo della mia narrazione. Vi ho raccontato tutto questo, solo perché voglio rendervi partecipi di una circostanza al limite della civiltà. Sono credente, ma non credo in un Dio che chiede Amen e condivisioni su internet, tanto meno in un Dio che semina odio e si impone con la guerra. Probabilmente il Dio in cui credo non esiste. Per questo non vi chiederò di pregare per me e per tutte quelle persone che, come me, si trovano in questa difficile situazione di emergenza. Quello in cui credo fermamente, invece, è l’umanità. Credo nella forza d’animo che qualcuno può trasmettere a un altro con un semplice abbraccio, con una parola, con un sorriso. Non tutte le persone che amo sono così vicine perché possa godere di un loro contatto. Abbraccio però è anche sentire attenzione, vedere un commento, avvertire la vostra vicinanza, sapendo che da lontano state condividendo con me e con tutti i venezuelani questa esperienza,  anche semplicemente leggendo. E se domani le cose peggioreranno ulteriormente, il vostro pensiero avrà reso una di queste persone eroina per un giorno: protagonista dei vostri pensieri, anche solo per pochi attimi. E il loro sconforto non sarà stato completamente vano, perché c’era qualcuno ad ascoltare il loro sommesso grido di aiuto.

 

 

 

 

Guidando

“Donna al volante pericolo costante”. È un detto che non ho mai condiviso. Non solo per questioni di principio, ma soprattutto perché sono una di quelle persone che, guidando, si rilassa. A Margarita si guida a destra, come in Italia. Il problema è che è tutt’altro che rilassante, perché non puoi mai permetterti il lusso di perdere l’attenzione. Qui infatti, nonostante il codice della strada sia lo stesso vigente nel continente, di fatto nessuno rispetta le regole: anarchia totale! Chiunque può superare a destra o a sinistra indistintamente, e lo fanno tutti, polizia compresa! Dopo un paio di smorfie e qualche parolaccia iniziale, col tempo ci si abitua e si finisce col fare lo stesso.

I peggiori guidatori sono proprio coloro che svolgono questa professione: taxisti e conducenti di autobus. Occhio ai taxisti! Spesso si improvvisano tali, ponendo in cima alla loro auto una sorta di insegna magnetica con la scritta ‘Taxy’, così, dalla notte alla mattina! Gli autobus invece, generalmente, sono dei semplici parallelepipedi di metallo scolorito, che poggiano su ruote consumate e semi-sgonfie. Dal loro interno si intravede la gente stipata, che guarda la strada affacciandosi dai finestrini, rigorosamente sprovvisti di vetro. Spesso accade che ci sia qualcuno aggrappato alla maniglia della porta pieghevole, aperta anche mentre il mezzo è in movimento.

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Di solito è un uomo di mezza età che si sbilancia all’esterno e ti guarda con l’aria di chi si crede supereroe per un giorno. A volte allunga un braccio per segnalare la direzione del bus. Questo perché NESSUNO usa la freccia. Ho perfino il dubbio che le automobili di qui non ne vengano dotate! Che invece nessuno gli abbia mai spiegato a cosa servano?!

Se qualcuno viene colto all’improvviso dalla fame, nel bel mezzo della carreggiata, senza avvisare, si ferma, scende, guardandoti con sufficienza, e va a farsi la spesa. Tu, che sei dietro e, fino a un attimo prima stavi guidando normalmente, ricambi il suo stesso sguardo, chiedendoti che cos’è successo di tanto urgente da dettare una simile sosta, e, quando ti rendi conto che quello non tornerà a spostare la sua auto prima di un’ora, non puoi far altro che fare manovre da rally e riprendere il percorso. Arrabbiarsi è inevitabile, ma completamente inutile!

Il colpo di clacson rapido è tipico solo della sosta al semaforo. Lì non ti viene concesso nemmeno una frazione di secondo di tregua. Quando al rosso mancano 3 secondi per tramutarsi in verde, devi essere più rapido di un fulmine e premere sull’acceleratore. La cosa buona dei semafori è proprio questa: che non sono solo fari circolari colorati, ma giganti numeri digitali di secondi scanditi in un conto alla rovescia. Certo, quando funzionano, ovviamente! Con i tempi che corrono credo che si rubino anche quelli! No, non ridete, perché non sto scherzando! I viali pedonali sono tutti al buio e non per caso, ma perché le lampadine sono diventate un bene irreperibile e la gente fa a gara per rubarle!

Massima attenzione per le motociclette! Assicurazioni e sentire comune danno loro completo supporto. In pratica, qualsiasi tipo di infrazione commettano, se disgraziatamente ti colpiscono, per la giustizia margaritegna sei comunque colpevole, nonostante qualsiasi tribunale internazionale affermerebbe il contrario.

Quello che, invece, mi fa letteralmente impazzire è la segnaletica stradale. Vi ricordate quei terribili, intricatissimi e stupidi quiz a cui ci hanno sottoposto per l’esame della patente? Quelli tipo: “il cartello triangolare con il vertice posto verso il basso che riporta al suo interno un muflone asiatico di 140 kg in posizione verticale con una barra rossa davanti e il numero 50 in nero posto in rilievo, cosa significa? A. che è vietato l’attraversamento alle donne incinte B. che i mufloni possono attraversare a 50 all’ora C. che è pericoloso procedere a 50 all’ora se hai a bordo tua suocera che sembra un muflone di 140 kg?”. Adesso chiudete gli occhi e immaginate un mondo senza segnaletica stradale. Ecco! Ci siete! Benvenuti a Margarita! Niente cartelli di senso unico. Tutti vanno nello stesso verso, quindi devi solo attenerti a quello che è uso e costume. Se in quella via tutti procedono a destra, anche tu vai a destra! Se ti trovi a un incrocio, vige la legge del più scaltro: il primo che avanza è quello che ha la precedenza; lavori stradali in corso: fai la coda e aspetti; buche e strada sconnessa: se quello davanti a te procede a mo’ di slalom gigante, fa lo stesso, e se non hai nessuno a farti da cavia, spera di non bucare una gomma! A questo punto ognuno penserà che gli incidenti sono all’ordine del giorno e invece no! L’anarchia innalza il livello di attenzione e, nonostante il rischio di impatto sia elevatissimo, il risultato è che gli incidenti sono di gran lunga meno frequenti di quanto si creda… Almeno fino a ora! Perché dopo aver asserito una cosa del genere, un gesto scaramantico è d’obbligo!

L’orologio mi suggerisce che è il momento di uscire. Prendo le chiavi e metto in moto! Se per caso siete a Margarita, un saluto è sempre ben gradito. Come potete riconoscermi? È facile: sono quell’unica pazza che rispetta la distanza di sicurezza e mette sempre la freccia!

 

 

 

Lavori in… sicurezza??!

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Mujeres

Buona giornata delle donne a tutte! A Margarita non è una festività importante. È chiamato il giorno delle donne (dia de las mujeres), ma nessuno si congratula regalando fiori di mimosa. Qui, se non fosse per qualche augurio strampalato, ci si dimenticherebbe di questa ricorrenza. Eppure le donne sono pilastro e motore di questo paese, soprattutto per via del loro grande potere seduttivo. Cominciamo col dire che le donne venezuelane hanno dalla loro un fisico prepotentemente erotico, con curve decisamente pronunciate e sederi e seni alti e sodi. Oltre alle forme generose che la natura gli ha regalato, hanno qualcosa che, forse, a noi, per lo meno a me, manca: consapevolezza e malizia. In genere portano i capelli lunghi e sciolti sulle spalle e hanno sempre le mani molto curate. Anche quando non hanno i soldi per poterselo permettere, ogni due settimane si affidano alla ricostruzione delle unghie. Difficilmente escono di casa struccate, MAI senza rossetto. Normalmente non hanno buon gusto nel vestire e accostano maglie e pantaloni senza criterio di abbinamento cromatico. Non portano quasi mai abiti scollati o scosciati. Li indossano invece molto –e sottolineo molto- aderenti, anche quando le rotondità eccessive richiederebbero di evitarlo. Eppure c’è qualcosa nel loro modo di porsi, nel loro incedere lento e flemmatico, che risulta incredibilmente erotico. La loro sensualità è magnetica. Sanno essere irriverenti, provocanti e spregiudicate, senza mai eccedere nella volgarità. Sviluppano da giovanissime una consapevolezza matura per la propria fisicità, con tutti i rischi e i vantaggi che ne conseguono. Ma questo le rende di gran lunga più attraenti rispetto a noi. Sanno come giocare con la loro bellezza e, manipolandola a dovere, sanno come ottenere sempre quello che vogliono. Non cadete nel solito tranello: la bellezza è un dono che posseggono tutte le donne e ciascuna appartenente a questo genere dovrebbe prendersene cura! Denigrare chi lo fa, sicuramente può aiutarci a star meglio, ma nasconderci dietro milioni di giustificazioni, perché non siamo in grado di farlo, non ci rende migliori. Il genere femminile ha dalla sua un potere così grande che nel corso della storia è stato in grado di determinare l’insorgere di guerre devastanti e il collasso di governi e imperi. Ci sono state donne che, fin dal principio dei tempi, col loro fascino, hanno soggiogato uomini importanti e decretato cambiamenti di portata mondiale. Siamo state accusate di essere streghe e in tutti i modi hanno provato a sterminarci: bruciandoci vive, imponendoci la sottomissione, chiamandoci meretrici. Il nostro passato è denso di lotte e la nostra forza continua a segnare il nostro passaggio. Spesso, però, per non essere definite sesso debole, ci atteggiamo al pari di un uomo, occultando così proprio quel potere in più, che deteniamo in virtù della nostra femminilità. Quando mai essere diverse ha significato essere peggiori? Siamo esseri differenti! Siamo donne: con la lacrima facile per un film di Walt Disney; con le mille domande alle nostre mille risposte; con i nervi a fior di pelle qualche giorno prima delle mestruazioni e la voglia di tenerezza davanti a una tazza di cioccolata calda con panna. Saremo sempre incomprensibili per il genere maschile, ma i più feroci giudici di una donna sono le donne stesse! Oggi, però, per una volta almeno, guardiamoci negli occhi e facciamoci i migliori auguri con sincerità! Perché siamo tutte quante bellissime, perché siamo tenaci e combattive, perché siamo fragili e sensibili, perché siamo tutte potenzialmente madri e spose, perché siamo sorelle e amiche o, semplicemente, perché ce lo meritiamo. Auguri donne, italiane o margaritegne che siate! Feliz dia de las mujeres!