Archive for Aprile 2016

Fuso orario

Avviso importante per voi amici che chiamate dall’Italia: con l’arrivo dell’ora legale, ci separano ben sei ore e mezzo. Prima, con l’ora solare, erano cinque e mezzo, ma dal prossimo 1 Maggio le cose cambieranno. Eh, sì! Perché il Venezuela è l’unico paese al mondo a non adottare l’ora legale e a possedere uno scarto di mezz’ora nel quadrante del fuso orario. Il precedente presidente in carica nel 2007 aveva decretato un arretramento delle lancette dell’orologio, trovando, nella maggior durata del giorno venezuelano, la motivazione per un incremento del progresso. “Così, si agevoleranno tutti i venezuelani, nel lavoro e nello studio” aveva annunciato. Oggi, con la crisi energetica e la siccità che ha colpito il paese, il suo successore ha deciso che un ritorno all’orario normale potrebbe incrementare il risparmio di energia elettrica, luce e acqua. Quindi, amici italiani, adesso potrete telefonarmi alle 12:00 a.m., sapendo che Aurora alle 6:00 a.m. mi ha appena letteralmente scaraventato giù dal letto! Non sono solita parlare di politica, perché preferisco che questo rimanga un sito informativo e privo di influenze partitiche, ma in questo caso una menzione è d’obbligo! Sapete qual è l’altra grande trovata di questo governo per evitare il collasso di energia? Uffici pubblici e lavoratori statali a riposo il mercoledì, il giovedì e il venerdì. Avendo per legge tutelati il sabato e la domenica come giorni festivi, non gli rimane che lavorare il lunedì e il martedì. Praticamente, si ribalta per completo la settimana lavorativa: invece di riposare 2 giorni e lavorarne cinque, si riposeranno 5 giorni e se ne lavoreranno due! Il paradiso per i ‘furbetti del cartellino’! Allo stesso modo, tutti gli studenti della primaria saranno obbligati ad astenersi dall’andare a scuola il venerdì, così le famiglie consumeranno meno, accendendo il condizionatore in casa, uno cada alunno, invece di uno unico per istituto scolastico! Logico, no? Che manovra astuta! C’è già chi sussurra che sia una mossa tattica solo per ritardare il processo di revocazione del presidente, cioè la raccolta di firme per dismetterlo dalla carica. In pratica, per legge si possono prendere 70 giorni lavorativi per controllare le firme e, riducendo la settimana a soli due giorni lavorativi, la cosa si farà notevolmente più lunga. In questo modo, la durata del governo attuale è garantita per altri 9 mesi. Geniale! Poi, ci lamentiamo di Renzi e Mattarella…

Policía acostado

Ci sono molte forme per imparare una lingua. Sembra che quello che mi si addica di più sia l’equivoco ricorrente: capisco sempre una cosa per l’altra! Devo ammettere però che così ho appreso modi di dire che non dimenticherò facilmente. Allo stesso modo, le persone che me le hanno insegnate non dimenticheranno la figuraccia che ho fatto in loro presenza…

Qualche giorno fa, per esempio, ho incontrato un’amica, dopo una notte ‘brava’ per festeggiare il mio compleanno. (Oh, a proposito, grazie per gli auguri!) Mi vede e mi chiede: “Amaneciste con ratones?”. Lì per lì la guardo, stupita. “Si riferirà a qualche invitato alla festa con la faccia da ratto?” penso, mentre la mia mente cerca di ricordare ogni volto alla ricerca di qualche orrida somiglianza. Lei mi scruta a fondo e inizia a ridere. “Ti sei svegliata con i topi, Betty, significa se ti è rimasto il mal di testa del post-sbornia!”. Ahhh! Fortuna che non ho fatto nomi!

Oppure quella volta in cui, sempre lei, mi racconta arrabbiata della sbadataggine del figlio, che ne combina di ogni e dimentica le cose. Poi usa l’espressione “Echa los perros”, che letteralmente significa ‘gettare i cani’. Io mi faccio scura in viso: “Perché si comporta così?”, le chiedo, mentre lei prosegue col suo monologo sul figlio che ha sempre la testa fra le nuvole. “Sì, capisco che perda le chiavi e arrivi tardi la sera, ma perché far del male a dei poveri cagnolini indifesi?”. Improvvisamente si blocca e mi guarda. “Quali cani?”. “Quelli che butta e maltratta…”. Si porta un dito piegato sul mento e mi scruta, mentre nei suoi occhi leggo a caratteri cubitali “che cavolo ha capito questa?”. Ancora una volta scoppia a ridere: “Gettare i cani per una ragazza, vuol dire essere invaghito di qualcuno!”. Ecco! Appunto!

Che dire invece di quella volta in cui mio marito torna a casa dal lavoro e mi spiega che il suo ritardo è dovuto al fatto che ha dovuto ‘dar la cola’ a un amico. Che capireste voi se qualcuno vi dicesse che ha dato la coda a qualcuno?!? Fortunatamente non sono facile ai doppi sensi, però sono rimasta un intero pomeriggio cercando di indovinare che oggetto fosse la ‘cola’. Siccome mi vanto sempre con lui di essere la migliore fra i due a parlare castellano, non potevo certo chiedergli il significato! Allora, dopo aver consultato vari dizionari in internet, ho ipotizzato che l’amico doveva accodarsi a una delle tante file per comprarsi qualcosa da mangiare, come succede spesso qui. Quindi, stando sul vago, ho provato a chiedere: “Per che cosa faceva la coda il tuo amico?”. Con una sonora risata ha celebrato il suo trionfo sulla mia supponenza. “Dar la cola significa dare un passaggio in macchina!”.  Come distruggere la propria autostima in un manciata di parole!

Ma l’episodio più divertente, è stato quando Ileana, una mia cara amica, mi ha accompagnato in una delle mie prime perlustrazioni stradali in auto. Quando arriviamo nel cuore di Villa Rosa, lei inizia a spiegarmi che il paese non gode di una buona fama. “Vedi” mi dice “Questa è una zona un po’ pericolosa di notte. In questo quartiere si nascondono anche persone poco oneste…”. Io, già agitata per essere alla guida in una terra non mia, inizio a sentirmi nervosa. “Poco oneste in che senso?”. “Ladri, rapinatori, assassini…”. Deglutisco e, istintivamente, faccio scattare la chiusura centralizzata dell’auto. Ileana, vedendomi impallidire, cerca rimedio. “Sì, ma non tutti! In macchina sei al sicuro! Guida tranquilla!”. Se lo dice lei… “Sai, la settimana scorsa hanno ucciso un taxista in seguito a una rapina”. Strano modo di tranquillizzarmi! “Poi, tutti gli abitanti di qui hanno cercato i colpevoli e, quando li hanno trovati, hanno tentato di linciarli…”. Ho i brividi su tutto il corpo. Voglio andarmene presto da lì, voglio tornare a casa! Aurora è al sicuro col papà, ma io non lo sarò fino a che non avrò abbandonato questo maledetto luogo. Automaticamente il mio piede preme sull’acceleratore. “Attenta! Un policía acostado!”. Che cosa? Un agente di polizia sdraiato?? Oddio, è la fine! Sicuramente mi sta puntando il mitra addosso! E freno bruscamente, sperando di non attirare la sua ira. Con gli occhi scruto tutta la carreggiata. Ma dove si è cacciato? Perché non lo vedo? “Dov’è?” chiedo, preoccupata a Ileana. “È lì!” e mi indica qualcosa a terra. Spalanco gli occhi, ma proprio non lo vedo. Altro che multa: se è sdraiato a terra, rischio di investirlo! Mi metteranno in galera e butteranno via le chiavi! “Dove? Non lo vedo!” grido quasi disperata, lasciando il volante in segno di resa. Al mio fianco Ileana prende il controllo della situazione e, con uno schiaffetto sulla nuca, mi riporta alla realtà. Le mie pupille vitree per lo spavento si dilatano su di lei. “Betty, un policía acostado è quello! Che cosa stai cercando?”. Solo allora metto a fuoco il dosso a pochi metri dalle ruote della mia auto. Un dosso? Tutto qui? Che sia benedetto! Pigio sull’acceleratore in segno di gratitudine e per poco non buco una gomma. Una cosa è certa: di sicuro non dimenticherò più come si chiama!

 

In spiaggia

L’aspetto più vantaggioso di vivere a Margarita è senza dubbio il suo clima: 365 giorni all’anno a trenta gradi pressoché fissi, senza escursione termica tra giorno e notte o periodi di piogge incessanti (anche se in questo momento sarebbero benedette!). Nonostante il caldo sia intenso e umido, il vento costante rende mite qualsiasi momento della giornata e, se l’arsura ti investe in maniera prepotente, puoi sempre tuffarti nel mare, per rinfrescarti tra sue tiepide onde. Mare e spiaggia sono l’appuntamento fisso della domenica e delle festività per ogni margaritegno che si rispetti, figuriamoci per i turisti!

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Proprio in spiaggia, là dove uno pensa che l’atteggiamento degli esseri umani in costume da bagno sia identico in ogni parte del mondo, si evidenziano enormi diversità di comportamento. Cominciamo col dire che in Italia siamo abituati a chilometri e chilometri di spiagge private, in cui, se non paghi il permesso d’accesso, nemmeno puoi avvicinarti al mare. La mia esperienza in merito risale a qualche anno fa, ma non credo che le cose siano molto differenti da allora. Ero in vacanza sul litorale Tirreno, quando sono stata ripresa dalle autorità del luogo, perché il mio cagnolino di 3 kg era sdraiato al mio fianco sulla sabbia, all’ombra di un arbusto, a circa dieci metri dalla riva. “Gli animali qui non possono sostare!” mi era stato detto. Memore del fatto che la battigia è di proprietà demaniale e, quindi, teoricamente, di pubblico utilizzo, mi sono prontamente alzata: “Allora mi limiterò a camminare sulla riva”. Quanto mai! Vietatissimo! Nessun animale nel mare e nessuna libertà di circolazione, perché il problema è che nelle spiagge non puoi sostare per nessun motivo. Tutte privatizzate! E con un cane… “C’è il rischio che si fermi ad annusare a terra. Se lei si ferma col cane, il proprietario della struttura balneare può chiederle di uscire”. Che cosa?! “Può tenerlo in braccio, ma comunque deve muoversi!”. “Mi inventerò qualche passo di tip tap!”, avrei voluto rispondere per tanta assurdità!

Fortunatamente a Margarita il mare è ancora di proprietà comune e nessuno ti chiede di pagare per vederlo, anzi! Alla spiaggia tutti hanno libero accesso. Sebbene per alcuni tratti siano attrezzate di lettini, ombrelloni e tavolini in affitto, chiunque è libero di mettervi piede, persino se dotato di proprio equipaggiamento. A volte ti senti addirittura un po’ stupido, quando, dopo aver pagato il tuo posto sotto l’ombrellone, qualcuno ti si piazza davanti, coprendoti la visuale del mare, piantandoci il proprio, che si è comprato a minor prezzo il giorno prima al supermercato.

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È molto raro vedere famiglie che giungono alla spiaggia completamente sprovviste di bagaglio e, quando capita, si tratta di turisti che non provengono dal continente latino-americano. Generalmente margaritegni e venezuelani raggiungono la spiaggia nelle ore più calde della giornata, giusto in quegli orari che qualsiasi esperto sconsiglia, perché i peggiori per esporsi al sole. Con loro portano grosse cavas di plastica, veri e propri frigoriferi portatili.

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L’immaginazione porterebbe chiunque a pensare che dentro ci siano cibi di ogni genere e forma, il necessario per un’abbuffata da capodanno. Invece no! Sono assolutamente vuote! Nella carta del menu di ogni ristorante e bar c’è una voce interessante, di cui io ignoravo totalmente l’esistenza: hielo, cioè ‘ghiaccio’.

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Il cliente arriva alla spiaggia, compra il sacco di ghiaccio e lo svuota nel proprio frigorifero portatile. Solo in un secondo momento fanno l’entrata trionfale le casse di birra e rum, fino a qualche minuto prima tenute nascoste in auto. Perché il venezuelano verace non consuma bibite a temperatura ambiente, ma solo ghiacciate a dovere, praticamente congelate! Il cibo da spiaggia? Patatine, platanitos e tortillas, anche se lo spuntino ideale del margaritegno resta la empanada del baracchino più vicino. Inoltre le spiagge sono prese d’assalto dai venditori ambulanti: orecchini, bracciali, pareo, massaggi e oggetti d’artigianato locale, ma, soprattutto, cibo. Mango condito, acqua di cocco, gelati, insalate di frutti di mare, ostriche, obleas, biscotti e frittelle, sono solo pochi esempi di quello che viene venduto.

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Vi è mai capitato di essere al bar e comprare una bottiglietta d’acqua, perché vi vergognate di tirar fuori quella che avete in borsa? Qui non esistono certi scrupoli di coscienza! Puoi essere seduto a un tavolo del bar, all’ombra dell’ombrellone che ti sei portato da casa, mangiando il cibo di un venditore ambulante o del ristorante a lato e nessuno, ripeto NESSUNO, ha qualcosa da ridire. Anzi, se hai voglia di mangiarti qualcosa che lì non trovi, è lo stesso cameriere a consigliarti in quale ristorante puoi trovarlo e, in cambio di un riconoscimento in mancia, ci va lui a prendertelo al tuo posto!
Per i meno oziosi e i più temerari, Margarita offre una varia gamma di attività da spiaggia. Paletta e secchiello sono strumenti indispensabili per dilettare i più piccoli, ma non mancano coloro che si dedicano a qualche lancio con la palla, col frisby o che giocano sul bagnasciuga con le racchette. La mattina i migliori gruppi di yoga, guidati dal loro istruttore, si riuniscono per accogliere l’alba con un sano e spettacolare ‘saluto al sole’.

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Lo sport d’eccellenza però rimane il surf. Margarita è sempre percorsa da venti di discreta potenza e le onde del suo mare, che si stagliano contro una costa sabbiosa priva di barriera corallina, richiamano atleti da tutto il mondo.

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Le signore sfilano sulla battigia incuranti dei chili di troppo e tra un bichini e un altro spicca sempre qualche natica abbronzata e soda, che lascia appena intravedere il filo colorato del tanga. Il topless, invece, non solo non è prassi comune, ma è addirittura vietato. È una pratica così inusuale che persino le bambine (anche le neonate) indossano el traje de titicas , cioè il costume da bagno dotato di parte superiore.
Nelle spiagge facilmente accessibili con l’automobile le famiglie si portano tutto il necessario per una comoda gita al mare. Per un popolo che ha la musica nel sangue, qualsiasi occasione si trasforma in un’opportunità di ballo. Se sulle spiagge mediterranee i meglio attrezzati si muniscono di lettore mp3 e casse portatili, qui semplicemente si apre il baule. Non avete capito male. Il baule. Quello spazio posto sul retro dell’auto atto a essere occupato con tutta la chincaglieria che vi viene in mente, dopo una spesa e per un trasloco. Ebbene, qui, molto spesso, si trasforma in una vera e propria discoteca portatile e le casse invadono ogni suo centimetro quadrato.

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Infine ci sono quelli come me, quelli che amano il mare, ma non sanno stare fermi sotto il sole e si appagano con un bagno rapido, ma non rimangono in acqua per ore. Per noi resta la possibilità di passeggiare in lungo e in largo o guardarsi attorno alla ricerca di curiosità. A volte, quando la spiaggia è meno affollata, puoi perfino fare un fortunato incontro con un granchio. Con i suoi simpatici occhi a binocolo fa capolino dalla sua galleria sotterranea, solo quando è sicuro che nessuno intralcerà il suo cammino. È in grado di rimanere per ore in attesa, con una pazienza e una dedizione incredibili, a dimostrazione del fatto che la natura si rivela in tutta la sua selvaggia bellezza, proprio quando l’uomo fa un passo indietro e lascia al creato la possibilità di godere della sua primitiva libertà.

I COSTI. Quanto costa una giornata in spiaggia? Vi parlerò di euro, perché il discorso in bolivares si complica. Per un ombrellone con due sdraio il prezzo varia da un euro e mezzo, nelle strutture meno eleganti, ai quattro euro dei locali più alla moda. Ovviamente aumenta se affittate anche una o più sedie: circa 50 centesimi di euro cadauna! Se decidete di mangiare pesce fresco alla piastra direttamente in loco, il costo sale, approssimativamente tra i 5 e i 15 euro a piatto. Se vostro figlio vuole merendare con un gelato pagherete all’incirca un euro e se vi fate fare un massaggio plantare dovrete sborsare altri 2 euro. Un cocco, come cocktail tropicale, vi costerà 30 centesimi e una piña colada circa un euro. Più oneroso il vino (dai 4 euro in su), che però vi consiglio di portare sempre da casa, perché difficilmente i ristoranti sulla spiaggia ne sono provvisti. Al bar vi verrà semplicemente richiesto il costo del descorche, cioè 20 centesimi per togliere il tappo e conservarvi il vino nel frigorifero del ristorante.

Porlamar (traducido por Ileana)

La capital económica de Margarita es Porlamar, una ciudad a pleno título. Aquí, sobre todo por la mañana, el tráfico es tan intenso que a veces te olvidas de estar en una isla. Mucha gente, en efecto, se desplaza justo hacia Porlamar para trabajar en las varias actividades comerciales: quien en autobús, algunos en su carro y hay quien va en moto. Difícil es ver en cambio a alguien en bicicleta, medio únicamente relegado a las fuerzas del orden urbano. A las 9 de la mañana las calles principales de Porlamar son un hormigueo único. A menudo alguien va con la radio a todo volumen y la música latina irrumpe con fuerza por la calle.

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Aquí el calor está muy intenso, sobre todo a partir de Mayo. Yo no quiero para nada el frío y considero los 30 grados de Margarita una verdadera bendición, también porque el viento siempre te garantiza el alivio de no sentirte nunca pegajosa por el sudor. Los locales, en cambio, prefieren el fresco, más bien, el frío total. Así, mientras das un paseo, te llegan oleadas de hielo del interior de las tiendas, dónde el aire condicionado no supera nunca los 15 grados. Cuando llegé a Margarita no entendía porque alguien vendía felpas y vestidos pesados en el Caribe: ¡ahora lo sé!

Fácil es encontrar a alguien que empuja un carrito lleno de fruta exótica, madura y de varías pintas que emana un perfume maravilloso. Si tienes la suerte de estar en la parte de arriba de un edificio, podrás gozar de un espectáculo de colores y formas increíbles, casi surreal.

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Los margariteños no son, generalmente, gente particularmente adinerada y tratan de ganarse como pueden el pan cotidiano. La mayor parte de ellos vive de la pesca y de lo que consigue. Siendo, en cambio, libre por ley la posibilidad de hacer el vendedor ambulante, a lo largo de la calle encuentras quien vende agua fresca, café y té negro, quién vende tizana y helados. Los más dichosos preparan un pequeño tarantin y sobre el banco exponen bisutería de cada tipo con perlas blancas y rosas, souvenirs con la inscripción “Margarita”, lentes para el sol, cd y dvd grabados y objetos de cualquier género.

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Luego, normalmente situado en una esquina de la calle, hay los que prefiero: los banquetes que preparan comidas típicas locales, predominando lo frito, y los que te hacen jugo de fruta natural y jugo de naranja de un sabor único. Mejor organizados se encuentran uno a lado de otro en la que aquí es definida como la ‘calle del hambre’ dónde la distribución de la comida dura hasta tarde noche.

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La sensación que se tiene, paseando por las calles, es encontrarse en una ciudad que, apenas surgida, tenía que ser una de las mas modernas, pero, ahora es vieja, sucia y descuidada. Las aceras están hechas de pequeños ladrillos rojos que están llenas de hoyos peligrosos y algunas tapas de las tanquillas han cedido con el tiempo, dejando vislumbrar la oscuridad de la profundidad a su interior. Los palos de la electricidad son un montón de hilos enredados de algún modo, a veces también a altura de hombre.

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En el centro antiguo dignos de relevancia son la plaza Bolívar, donde se erige la iglesia y dónde puedes encontrar los lustradores de zapatos: a cambio de una remuneración en dinero, quienquiera puede sentarse en sillas ligeramente elevadas, dónde un profesional limpia y lustra zapatos varios.

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Siempre en el centro hay la posibilidad de pasear por los Boulevard, calles de acceso puramente peatonal, dedicadas exclusivamente al comercio. Sobre ambos lados del Boulevard hay tiendas de cada género, predominantemente de propiedad árabe y china. Aquí el nivel de integración es decididamente alto: la tolerancia es joya de la corona de este pueblo y la convivencia civil no ha creado nunca problemas. Muchos edificios son ruinosos y desteñidos de la sal y del sol. Desplazados en posición central hay barrios en todo sitio, casas populares en monobloque destinados a las familias más pobres.

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Sin embargo, si observa Porlamar de la costa, es espectacular, sus inmuebles y rascacielos.

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Quien ha tenido el placer de venir a Margarita hace años, cuenta del verdadero paraíso que fue, bonita y rica. Hoy no resplandece como antes, pero tiene el poder de ejercer un atractivo particular sobre quien le permite conocerla a fondo. Quizás no vuelva jamás a brillar como en un tiempo, pero a mí me gusta creer que se recuperará. Tengo que creerlo! Porque el futuro todavía es todo que escribir y Margarita todavía tiene mucho que contar.

Piccole cose che fanno la differenza

Sapete in cosa si contraddistinguono un italiano da un venezuelano? Provate a chiedere a ciascuno dei due di contare con le dita e lo scoprirete! Avanti! Fatelo! Con che dito iniziate la conta fino a dieci? Avete alzato il pollice per primo? Siete senza dubbio italiani! Perché? Come farebbe un venezuelano? Guardate!

Piccole cose che fanno la differenza!