La Piñata

Per ogni venezuelano la festa è una cosa sacra. Qualsiasi motivo dà adito a un festeggiamento. Oltre alle festività nazionali, regionali e municipali, ci sono quelle religiose, ma, soprattutto, quelle dell’ultimo momento. Ebbene sì! Qui ci si inventa fautori di festività dall’oggi al domani e questa è una prerogativa tutta venezuelana. Che io sappia è l’unico paese al mondo che riconosce al singolo il diritto di far festa, sancito per legge. Così è del tutto naturale che qualcuno possa indire una discoteca in casa propria nel cuore della notte. L’importante è che non si invada il suolo pubblico. Pertanto, non scomodatevi a chiamare le forze dell’ordine, se vi arreca disturbo la musica che rimbomba a decibel indescrivibili, come se le casse fossero proprio in camera vostra. Spiacenti, ma non potrete farci proprio niente! Perché se la musica proviene da amplificatori acustici posti in un’abitazione privata, nessuno può obbligare il cittadino ad abbassare il volume, nemmeno se sono le due di notte e le casse sono rivolte all’esterno con le finestre spalancate.

La musica è corpo e anima della festa: in casa, in auto, per la strada, nei negozi, nelle spiagge…ovunque incalza il ritmo, un ritmo che si fa musica, mentre il corpo si muove sinuoso in passi liberi da ogni schema, sospinti solo dal battere e dal levare. Non c’è divertimento senza musica e non c’è festa senza piñata.

La piñata è un contenitore in cartapesta ricoperto di lustrini e dalle forme più stravaganti. Ogni ricorrenza ha la sua piñata, generalmente rispettosa del tema che fa da collante per l’occasione. È un oggetto immancabile, che penzola da qualche parte in attesa di diventare protagonista del divertimento. Nel cuore della festa, con la musica di sottofondo e l’incitamento della gente che sta attorno, a turno ci si impadronisce di un bastone in cartone pesante o plastica e ci si accanisce contro nel tentativo, solitamente vano, di farne una breccia per potersi appropriare del suo contenuto.

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Normalmente all’interno si nascondono caramelle e oggetti di vario genere mischiati ad una variopinta e scenografica cascata di coriandoli. È così ricco che la padrona di casa si dota di sacchetti da distribuire ai partecipanti, uno per ciascuno, indipendentemente dall’età, affinché ci rifilino dentro quello di cui sono riusciti a entrare in possesso. E vi assicuro che non è cosa facile, perché l’assalto alla piñata è un regresso all’infanzia. Avete presente quando eravate bambini e l’adulto del momento lanciava in aria le caramelle e voi eravate nella mischia alla ricerca del vostro dolce sparso sul pavimento? Io, allora come ora, mi defilo sempre e attendo che la folla inferocita si calmi e torni al suo posto. Non mi interessa partecipare al trambusto: mi diverto di più a guardare la massa che sembra impazzire, alla ricerca di quella tanto agognata caramella che io, con tutta calma, raccolgo da terra, quando il frastuono è terminato. Perché nella foga si pensa sempre che l’erba del vicino sia la più verde e, puntualmente, qualcuno si dimentica di guardare sotto il proprio naso. Chissà, forse per questa gente la piñata è così importante proprio perché in qualche modo è una metafora dell’esistenza. C’è chi arranca e chi afferra, chi retrocede e chi avanza, chi vince e chi perde, chi divora e chi resta a bocca asciutta. Più probabilmente, però, è un banale contenitore di sorprese, che ogni volta che mostra la sua presenza ti regala la libertà di farti tornare bambino, così da poterti abbandonare, anche solo per un momento, al dolce sapore della spensieratezza.

Comments

  1. Evviva l’entusiasmo e la meraviglia che nel vederle negli occhi dei bambini, si riaccendono anche in noi adulti.
    Troppo spesso ci dimentichiamo di essere stati bambini e la gioia che si riesce a trovare anche e soprattutto nelle piccole e semplici cose!
    Baci baci Betty
    Ps: frozen ha invaso anche il Venezuela

    • Parole sante. Non posso che essere d’accordo con te e sottoscrivere il tuo commento. Anche il fatto che Frozen é ovunque!! Hihihi!

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