Archive for 3 maggio 2016

Paese che vai…

Immaginate di essere per strada e dover chiedere delle informazioni a un passante, come lo chiamate per attirare la sua attenzione? Quando alla cassa del supermercato volete sapere il prezzo di un prodotto, come vi appellate alla cassiera che non avete mai visto in vita vostra? Al ristorante, come vi rivolgete alla cameriera che vi ha appena amabilmente illustrato il menu del giorno? Io ero abituata a prendere le distanze, al massimo mi autorizzavo all’uso del ‘tu’, giusto per familiarizzare un po’, quando davanti mi trovavo persone più giovani. A Margarita invece siamo tutti amici e tutti fratelli. Certo, ci sono anche persone che in maniera formale ti danno del lei e ti chiamano signora o ragazza, ma in genere si utilizzano un’infinità di appellativi del tutto informali. Soprattutto, dopo il primo scambio di battute. Così, se sei in hotel e chiami la signora che ti farà le pulizie in camera, le chiedi: ‘Mi amor (amore mio), puoi portarmi un asciugamano?’. Sei al bar e vuoi un caffè e la tipa seduta al tuo fianco ha bisogno di una bustina di zucchero. Gliela passi e lei ti ringrazierà: ‘Gracias, cariño! (Grazie, tesoro)’. Fissi un appuntamento dal dentista e la segretaria per telefono eleggerà un giorno e un’ora, chiudendo con un “Va bene, mi vida (vita mia)?”. Hermano, amor, cielo, mi vida, cariño, querida, amiga, sono solo degli esempi tra i più famosi. Quando i miei genitori sono venuti a trovarci l’anno scorso, credevano che io e mio marito avessimo instaurato una sorta di “rapporto amoroso allargato” per questo motivo. Anche quando sembrerebbe inopportuno, qui è del tutto normale rivolgersi a qualcuno, dicendogli: “Amore mio, guarda che sono in coda da un’ora. Vita mia, vengo prima di te. Puoi smetterla di spingere, tesoro caro?”. Perché se all’inizio sembra strano e per certi versi ipocrita, poi ci si fa l’abitudine e diventa la prassi! In genere però, tra uomini i toni sono differenti. Anche se tra loro si chiamano fratelli, per salutarsi è più frequente uno strano richiamo cantilenato che risuona così: ‘heppale!’. Cosa significhi di preciso non si sa, però è un’espressione simpatica, che fa tanto camerata. Jefe e pana (capo), invece, sono gli appellativi di quando l’interlocutore ha una certa importanza e normalmente indicano il proprietario di un locale o di una compagnia. Particolare invece è l’uso di mami e papi, che letteralmente sono i diminuitivi affettuosi di mamma e papà, ma spesso (quasi sempre) sono usati per chiamare donne e uomini con cui c’è un certo grado di confidenza. Attenzione! Perché se accompagnato dal classico fischio di ammirazione, allora assume una connotazione più volgare… Ultimo ragguaglio in merito: quando ci si incontra o ci si congeda con un venezuelano lo si fa con un solo bacio sulla guancia, non due né tre, com’era mia consuetudine in Italia (qualcuno mi aveva convinto che portassero fortuna!). Per questa ragione, la maggior parte delle volte, dopo il primo bacio di cortesia, rimango sempre sospesa al secondo, che non arriva mai, e la persona che si sta lentamente congedando, mi scruta alla ricerca di un’interpretazione al mio atteggiamento. Tranquilli, amici venezuelani: non mordo! Giuro! Voi pensate che io sia strana, avanzando alla ricerca del secondo bacio? Venite in Italia e, mentre siete in coda alle poste e qualcuno vi supera, chiamate il fraudolento ‘amore mio’. Nello sguardo di chi vi ha sentito, leggerete lo stesso stupore e lo stesso smarrimento che colgo io in voi. Perché si sa: paese che vai, tradizione che trovi!