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Essere madri

Che gran giorno la festa della mamma! A Margarita il modo migliore per festeggiarlo è ovviamente andare in spiaggia e godersi il sole e il mare in compagnia di tutta la famiglia, gli amici e tanta, tanta birra. Oggi, come per incanto, tutti i problemi si cancellano con un colpo di spazzola e rimane solo la gioia per quell’appellativo che riempie la bocca di ogni bambino: mamma.
Essere madri a Margarita significa diventare genitori molto presto, con l’incoscienza di quella gioventù che ti spinge a procreare senza pensare seriamente al futuro dei nascituri. In una nazione dove il latte e i pannolini sono quasi completamente spariti dalla circolazione e i vestiti hanno un costo insostenibile per le famiglie, anche solo l’idea di concepire un figlio diventerebbe essa stessa preoccupazione. L’istruzione è in netto calo, sempre più prerogativa di pochi, mentre i farmaci scarseggiano vistosamente nelle farmacie e negli ospedali. A tutto questo aggiungete il fatto che qui il virus della zika, che spaventa tanto il mondo intero, ha lo stesso grado di diffusione di una comune influenza. La logica porterebbe chiunque a credere che il tasso di natalità sia pari o sfiori lo zero. Invece, contro ogni previsione, Margarita è il posto al mondo dove io ho visto il maggior numero di bambini e donne in stato di gravidanza. Spesso si tratta di creature nate da madri poco più che adolescenti, inconsapevoli delle responsabilità che la maternità comporta. Sono così giovani che dal pediatra sono accompagnate dall’altra donna importante della famiglia: la nonna. Così, nella sala di attesa, lo scambio di battute principali avviene tra me e le mie coetanee che, il più delle volte, credono che io sia lì come loro, per far visitare mia nipote, ignare del fatto che Aurora è mia figlia e io sono la madre, non la nonna! La povertà è dilagante tra la gente comune. Quando sono per strada, nei barrios vedo gironzolare bambini scalzi, in mezzo alla polvere, a volte completamente nudi, lontani dall’occhio vigile di un genitore. In quell’istante mi chiedo se davvero sia stato un miracolo la venuta al mondo di quella piccola anima innocente o se non sarebbe stato meglio un po’ di buon senso in più al momento giusto, invece di lasciar predominare il piacere. Chi può ancora concedersi il lusso di una buona educazione e di un buon tenore di vita si ritrova però a dover far fronte agli stessi problemi di reperibilità dei beni necessari per un neonato. Così internet e le sue piattaforme sociali diventano il teatro continuo di richieste da parte delle mamme alla ricerca di un po’ di latte, farmaci e pannolini. È raro incontrare famiglie unite, mentre molto più frequente, conoscere mamme single o divorziate, costrette a fare i salti mortali per garantire un po’ di dignità al sangue del proprio sangue, o incatenate alla rassegnazione di una vita fatta di privazioni, alla costante ricerca di un uomo facoltoso che possa regalare loro un po’ di serenità.
In un giorno in cui Margarita dimentica la tristezza, una volta tanto voglio porre l’accento su chi non ha la mia e (mi auguro) la fortuna di chi sta leggendo. Con amarezza voglio raccontarvi cosa significhi essere madri in un paese dove l’appetito di potere di pochi costa ogni giorno fatica, avvilimento e preoccupazione per gli altri. Essere madri a Margarita significa sfidare il dolore, la probabilità di un fallimento, la paura del futuro. Significa temere seriamente di non aver sufficiente latte in seno, rinunciare alla gioia della scelta di un passeggino o una culla, implorare Dio che una qualsiasi malattia non si impadronisca del piccolo…
Guardo Aurora e sorrido. Per me la maternità è stata la scoperta dell’amore più grande, quello per cui metti in gioco tutto, lasciando completamente scoperto quell’unico spiraglio di riservo che qualsiasi altro tipo di amore ti impone. Non posso uscire di casa a comprare qualcosa per me, senza rientrare con qualcosa per lei. Non riesco a dormire serena, se ho sentore che lei non lo sia. Mi è impossibile non pensarla, se non è con me. Mi si gela il cuore al solo immaginare la frustrazione di una mamma che non può dare tutto il necessario a suo figlio. A questa mamma e a tutte le mamme di Margarita dedico il mio giorno migliore, sicura che dietro la spensieratezza di un sorriso dettato da una birra di troppo, oggi, in spiaggia, coglierò nello sguardo più intenso che rivolgeranno alla loro prole, lo stesso turbamento che unisce tutti i figli di questa terra. Auguri mamme di Margarita! Auguri a tutte le mamme che nel mondo lottano per qualche attimo di felicità e che, nonostante tutto, profumano di speranza.