Archive for Sicureza

Sicurezza

La nota davvero dolente di Margarita e di tutto il Venezuela è la sua sicurezza. Nonostante ci sia una massiccia presenza di forze dell’ordine e militari che sorvegliano la città, i furti sono all’ordine del giorno. Soprattutto quando cala la sera, le attività commerciali chiudono e il buio inghiotte tutto, è buona regola non addentrarsi a piedi nel centro, sicuramente mai da soli e comunque sempre privi di gioielli o abiti firmati. Durante il giorno basta seguire certe regole di buona condotta per evitare incontri poco piacevoli. Io generalmente esco di casa al mattino, verso le nove e mezzo, orario di apertura dei negozi. Uno straniero ha di per sé lo ‘svantaggio’ di provenire da zone dove la moneta è nettamente più forte (euro e dollaro), quindi per i malintenzionati è la vittima sacrificale perfetta! Una delle norme fondamentali da seguire è quella di non dare troppo nell’occhio. Per passare inosservata, indosso quasi sempre le stesse cose: maglietta colorata dall’aspetto sgualcito e pantalone di jeans a tre quarti, perché più appari trasandata, meno risulti attraente per una rapina. Purtroppo, ho una carnagione piuttosto pallida, tipo bianco-cadavere e puntualmente mi ritocco le meches bionde: dubito che possano confondermi per una venezuelana! Infatti, appena qualcuno mi avvicina, subito mi chiede: “Di dove sei?”, ancor prima che io apra bocca e metta in evidenza il mio accento marcatamente italiano, anzi peggio, bresciano! Perché nonostante abbia acquisito scioltezza, parlando spagnolo, tutto quello che esce dalla mia bocca ha una netta cadenza cantilenante, tipica solo della più profonda Val Camonica. Nelle vie del centro è assolutamente vietato portare gioielli. Per togliermi da ogni possibile pasticcio non indosso nemmeno chincaglieria di bigiotteria. Ovviamente bandisco l’uso dei tacchi: troppo scomodi in caso di rapida fuga! I soldi li distribuisco nelle varie tasche e metto fazzoletti e cellulare nella borsa di mia figlia a tracolla, perché la mia mente malata pensa che un rapinatore possa farsi scrupolo a rubare la borsa di una bambina. Anzi, la maggior parte delle volte il cellulare non lo porto proprio, perché se suona mi sentirei obbligata a rispondere, mettendo a repentaglio la mia sicurezza. Da quasi due anni sto usando uno smartphone niente male, ma, per renderlo meno appetibile a un probabile borseggio, l’ho fasciato con del nastro isolante in basso. Questo solo per far sì che i ladri pensino che sia danneggiato. Poco importa se lo scotch copre le funzioni di accensione e di navigazione del cellulare e ogni volta devo lottare con esso e strapparne un pezzetto per visualizzare cosa c’è scritto! Oggi ho chiesto ad Aurora di accompagnarmi in centro. Orgogliosa del fatto che lei stia camminando a mio lato, tranquilla e attenta come una piccola adulta, tolgo dalla sua borsa delle Principesse il mio cellulare e chiedo a un passante di farci una fotografia. Non mi rendo subito conto che il tipo sorride a trentadue denti, vedendo il mio telefonino. Quando gli dico di togliere un po’ di scotch dall’apparecchio per facilitare lo scatto, appare visibile la sua marca piuttosto ricercata e il suo sorriso si allarga. Io sorrido a mia volta, pensando che lui si stia rallegrando per tanto amore materno. Quando mi dice mi mettermi in posa, io abbraccio Aurora e mi giro per darle un bacio sulla guancia. Nemmeno il tempo di voltarmi e il tipo sta correndo rapidissimo in direzione opposta alla nostra. Che strano… Avrà visto qualcosa che l’ha spaventato a morte? Istintivamente prendo in braccio mia figlia e mi guardo attorno. Tutto normale. Non ho il coraggio di chiamarlo. Nemmeno so come si chiama! Non mi sfiora nemmeno il pensiero di rincorrerlo. “Tornerà!”, penso. “Avrà avuto un contrattempo urgente”. Aurora, più sveglia di me, mi guarda e mi chiede: “Mamma, ti ha rubato il telefono?”. Sta a vedere che… Forse mi ha fregato davvero! Beh, certo! Quando mi hanno descritto le regole di sopravvivenza alle rapine, nessuno mi ha mai detto che non dovevo consegnare spontaneamente la merce al rapitore, prima ancora che me la chiedesse! Per sentirmi meno stupida, dovrò inventarmi che quello mi aveva puntato una pistola in fronte! C’è un problema: non si tappa la bocca a una bimba di tre anni che non vede l’ora di spifferare tutto a tutti! Anche stavolta mi porto a casa il premio dell’allocca d’oro! “Mamma!”. Bizzarro! La voce mi sembra provenire da fuori, ma Aurora mi sta dando la mano e siamo l’una di fianco all’altra. “Mamma, mi fai il lattino?”. La guardo e improvvisamente mi accorgo che non le tengo più la mano e al mio lato c’è un cagnolino che scodinzola e sembra sorridermi. Cosa?! “Mamma, svegliati! Mi fai il lattino, per favore?”. Non ho voglia di aprire gli occhi, ma il peso delle palpebre mi distoglie dal tenero sguardo del cucciolotto che stavo fissando fino a pochi secondi fa. “Mamma sei sveglia? Mi prepari il lattino? Ho fame!”. Improvvisamente mi sento sollevata. È stato solo un incubo e allungo una mano per cercare il cellulare a conferma dei miei sospetti. Sì! Ce l’ho! È stato davvero un sogno! “Mamma, perché guardi il cellulare? Hai paura che te lo rubi?”. Sorrido istintivamente e mi metto seduta sul letto. “No, amore! Ho fatto un sogno strano… E comunque non ho paura che me lo rubi tu…”. “Chi allora? Il signore che voleva farci la fotografia?”. Spalanco gli occhi. Per un attimo resto immobile. Non ho la più pallida idea di come sia emersa la mia avventura onirica, ma sono troppo stanca per perdere inutile tempo, interrogandomi al riguardo! Aurora è qui con me, il telefono anche e nessuno dovrà dare spiegazioni per un furto che non è avvenuto. Fine! Una cosa è certa però: farò tesoro del mio realistico sogno! La prossima volta devo assolutamente ricordarmi di uscire con la borsa di Peppa Pig: quella delle Principesse è troppo chic!