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Arreglar-arte

Ventunesimo secolo: l’era della tecnologia a portata di mano, della macchina a servizio dell’uomo, del comfort e della rapidità. Con un click entri in un supermercato virtuale e ti si apre un’infinita possibilità di scelta tra le varie marche dei vari prodotti. Con un semplice click paghi e la tua spesa ti arriva direttamente a casa all’orario prescelto, senza nemmeno scomodarti di portare quelle pesanti buste su per una rampa di scale. A Margarita? Provate a recarvi in un supermercato chiedendo  dove potete trovare il latte e, dopo la risata del commesso, vi renderete subito conto che le cose qui sono molto diverse. La possibilità di scelta tra i prodotti, quando li trovi, si limita al massimo a un paio di marche, ma il più delle volte, quando cerchi qualcosa in particolare, la frase tipica che ti senti rispondere è: “no Hay”, cioè “non c’è”. Anche per l’oggettistica il discorso non cambia e, quando ti si rompe un elettrodomestico o un accessorio, inizi ad imprecare, perché sai che non si trovano pezzi di ricambio. Proprio in quel frangente spunta evidente la differenza tra il margaritegno e l’europeo. Il margaritegno magari esita se gli chiedete di fare due più due, ma è imbattibile nell’arte del tuttofare. Noi europei, italiani in particolare, imbalsamati nelle nostre t-shirt col colletto alto, ci arrendiamo di fronte a una lampadina bruciata, chiamiamo l’imbianchino per una macchia sulla parete e l’idraulico per il pulsante dello sciacquone del water che è rimasto incastrato; telefoniamo al falegname se c’è da spostare un quadro o invochiamo lo Spirito Santo se ci sbucciamo un ginocchio. Il margaritegno? Il margaritegno è un genio del fai-da-te! Elettricista, idraulico, falegname, fabbro, medico di primo soccorso… Tutto! Io la chiamo arreglar-arte, dal verbo arreglar che significa aggiustare. È l’arte di sapersi destreggiare con flessibilità in tutti i campi, senza mai perdere la pazienza e la calma. Vivere a Margarita, è come rituffarsi improvvisamente nel passato, all’epoca dei nostri nonni, quando i nostri genitori erano bambini. Il cibo, l’acqua, la corrente: niente è dato per scontato! Quando hai tutto e dai tutto per scontato, anche le banalità diventano ostacoli insormontabili. Ma quando hai poco e con quel poco ti devi arrangiare, il cervello inizia a escogitare soluzioni, affini l’arte della manualità e a tutti i problemi trovi una soluzione. Ecco da cosa trae origine l’arreglar-arte:  dall’assenza costante di un bene necessario e dall’urgenza di un suo utilizzo. Per questo, giorno dopo giorno, il margaritegno ha imparato ad aggiustare qualsiasi cosa. Così con un filo di ferro e con la stessa precisione di un chirurgo estetico, ripara ogni oggetto. Con astuzia e genialità rimette in funzione elettrodomestici e auto in attesa di demolizione; con un colpo di pennello rinnova palazzi e immobili fatiscenti. Hai comprato le tende e non si trovano i ganci per appenderle? Tranquillo! Con un chiodo e un martello si possono fare molte cose, e se proprio non vuoi rovinare il muro, hai mai pensato di incollarle col silicone? Ti sei distratto e mentre facevi manovra hai ridimensionato la fiancata della tua macchina? Che problema c’è? Lo specchietto si fissa col fil di ferro, la carrozzeria si rimodella con qualche colpo di mazza e per il baule si può studiare un metodo manuale ad hoc, per chiuderlo all’evenienza.  Anche per ogni malattia c’è una cura precisa e il margaritegno conosce la soluzione farmacologica a tutto, e, quando non si trovano medicine, ecco che spunta il metodo natural-ritualista. L’ultima trovata ‘scientifica’ alla tendinite, per esempio, è ancora stesa al sole in attesa di definizione. Appena mio marito ha dichiarato a Mily, un’amica del posto, di avere un dolore al tallone, lei gli ha portato una foglia di Tuna (una specie particolare di Cactus dalla foglia piatta e senza spine). Gli ha chiesto di calpestarla scalzo, per lasciare ben impressa la propria orma (immagino al fine di assorbirne il dolore) e poi l’ha stesa al sole, che avrebbe avuto il compito di seccare la sua pena. Ovviamente il dolore non è passato, però questa pazzia ha il sapore di un rituale antico, che affascina proprio perché sembra sfidare il progredire del tempo. Vivere a Margarita è così: assaporare il presente con un prepotente retrogusto di passato, di tradizioni antiche e grottesche, di piaceri che nascono e vivono delle piccole cose. E quando domani chiederò spiegazioni a Mily, per il suo procedimento di essicazione non andato a buon fine, sono certa che lei non si arrenderà facilmente di fronte all’evidenza e, probabilmente, mi esporrà una nuova soluzione. Perché a tutto c’è rimedio finché c’è vita e, finché c’è vita, c’è possibilità, gracias a Dios!

Impara l’arte

Impara l’arte e mettila da parte, dicevano i nostri nonni. Non potete sapere quanto avessero ragione! Questo motto mi è stato a tal punto colcato in testa, che tutto quello che ho appreso nel corso della vita ho sempre desiderato approfondirlo, spesso ottenendone una certificazione di qualifica. Prima di partire dall’Italia avevo riempito un’intera parete di casa con tutti i diplomi ottenuti nei vari ambiti e la domanda che più spesso mi è stata rivolta, e alla quale io stessa ho cercato di dare risposta, è stata: “Cosa vuoi fare da grande?”. Tutto però ha un filo logico e nella mia esistenza ogni percorso che ho intrapreso ha dato il suo frutto. Persino gli insegnamenti di mia madre su come gestire gli sprechi di una vita moderna, in contrapposizione alla povertà del dopoguerra. Non ci crederete: mi sta tornando utile. Ieri ho sgridato mia figlia, perché giocava con la carta igienica. Certo, per te che la trovi a un prezzo ridicolo in ogni supermercato è facile riderci sopra, ma qu,i se vuoi un rotolo di carta igienica, ti tocca metterti in coda delle ore per comprarla e, in questo momento, non sono nemmeno sicura che saresti capace di trovarla! Non sprechi lo shampoo se non si trova; metti un solo cucchiaino di zucchero nel caffè, se tutti i dolcificanti sono scomparsi dalla circolazione; fai la pasta in casa, se nei supermercati trovi solo gli spaghetti d’importazione a prezzi folli. Non si butta via una tovaglia vecchia, se puoi farci dei tovaglioli. Non si comprano calzini nuovi, se puoi aggiustare quelli vecchi. Quando non trovi il detersivo per i piatti, mischi l’acqua al detersivo in polvere del bucato, quando non trovi il detersivo in polvere, usi il sapone in tavoletta. Non è facile adattarsi a un mondo dove le comodità sono sempre più proibitive, però ti sorprenderebbe come un uomo sa trovare in sé risorse inaspettate nelle avversità. Siamo esseri incredibili: geniali e autentici. Tutti quanti. Pensiamo e creiamo. Ciascuno, a proprio modo, è un’artista, ma abbiamo affidato alle macchine tutto il nostro tempo, perfino quello libero, e abbiamo smesso di usare le dita per modellare, per dipingere, scolpire, battere il tempo. Margarita è stato, ed è ancora, il mio banco di prova, il luogo dove ho potuto mettere a nudo tutto il mio essere donna, con le mie fragilità, ma anche con tutta la mia forza. Ogni cosa che il tempo mi ha insegnato e che la mia caparbietà mi ha costretto ad approfondire è tornata utile. Non ho accantonato la tecnologia e non sto demonizzando l’aiuto che le macchine ci danno ogni giorno, ma l’uomo è molto più che un dito premuto sul pulsante giusto. L’uomo è intelligenza, coraggio, stupore e genialità. E quando decide di mettersi alla prova, spesso supera limiti che credeva inarrivabili. Sono felice di essermi appassionata così febbrilmente alla vita. Sono orgogliosa di tutte le tappe che ho esplorato e di ogni risultato raggiunto, ma non si smette mai di imparare. Margarita, breve o duratura che potrà mai essere questa esperienza, la porterò sempre nel cuore, perché qui ho appreso l’arte della tenacia. Il mio futuro non sarà privo di paure, ma nemmeno povero di audacia. Anche questa è un’arte. Lezione assimilata.